Metamorfosi – Quaderni di Architettura – test composizione numeri 1 e 2

    il numero 1:

     

    Quarta di copertina
    Metamorfosi – Quaderni di Architettura Nuova Seria dedica questo numero monografico alla lettura di una selezione di insediamenti di edilizia residenziale pubblica, realizzati nelle periferie italiane dagli anni Sessanta del secolo scorso ad oggi. I materiali illustrati nel numero sono una rielaborazione autonoma e successiva di quelli esposti nella mostra all’ACS di Roma con questo titolo: Cantiere periferie. Alla ricerca di una città normale. Il ruolo dei quartieri di iniziativa pubblica nell’espansione urbana degli ultimi 50 anni in Italia. La mostra era stata ideata, prodotta e sostenuta dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanea e periferie urbane del MiBACT – Direttore Generale Fedrica Galloni. I 64 quartieri sono analiticamente indagati in modo da poterli confrontare secondo un ideale viaggio da sud a nord. I curatori di questo vasto materiale sono: Pasquale Belfiore con Renato Capozzi (Italia Meridionale), Piero Ostilio Rossi (Italia Centrale), Paolo Castelnovi (Italia Settentrionale).

    I quartieri e i temi di lettura sono stati individuati nell’ambito di una ricera prommossa dalla suddetta Direzione Generale e svolta da gruppi di ricerca coordinati da Pasquale Belfore (II Università degli Studi di Napoli), Piero Ostilio Rossi (Dipartimento DIAP, Sapienza Università di Roma), Paolo Castelnovi, presidente dell’Associazione Culturale Landscapefor di Torino. L’allestimento è stato curato da Guendalina Salimei del Tstudio
    I testi presenti nel numero propongono alcuni importanti aspetti suggeriti dai quartieri selezionati: il ruolo dell’intervento pubblico come laboratorio per il futuro di Federica Galloni; il ruolo dei progettisti analizzato da Eugenio Lo Sardo, Flavia Lorello, Nadia De Concilis; una importante dimensione storica che ricolloca le periferie nella storia dell’Habitat di Alessandra Muntoni. Guendalina Salimei illustra con immagini e grafici i criteri dell’allestimento.

    Back Cover
    Metamorfosi – Quaderni di Architettura New Series dedicates this monographic issue to a selection of public housing developments, built in the Italian suburbs from the 1960s to the present. The materials illustrated in the number are an autonomous and successive reworking of those exposed in the exhibition at the ACS in Rome so titled: Building site Suburbs. Looking for a normal city. The role of public initiative neighborhoods in urban expansion over the last 50 years in Italy. The exhibition was conceived, produced and supported by the Directorate General for Contemporary Art and Architecture and urban suburbs of the MiBACT – General Manager Fedrica Galloni. The 64 neighborhoods are analytically investigated so that they can be compared according to an ideal journey from south to north. Curators of this vast material: Pasquale Belfiore with Renato Capozzi (Southern Italy), Piero Ostilio Rossi (Central Italy), Paolo Castelnovi (Northern Italy).

    Tema Monografico / Monographic theme
    CANTIERE PERIFERIE. ALLA RICERCA DI UNA CITTA’ NORMALE / PERIFERIC BUINDING SITE. LOOKING FOR A NORMAL CITY


    Editoriale / Editorial
    3 La Direzione, Metamorfosi riprende le pubblicazioni / Metamorfosi takes up the Publications


    CONTRIBUTI / CONTRIBUTION
    8 Federica Galloni, Città pubblica, un laboratorio per il futuro / Public city, a Laboratory for the Future
    10 Eugenio Lo Sardo, Flavia Lorello, Nadia De Conciliis, Alla ricerca di una città normale: le intenzioni dei progettisti / Eugenio Lo Sardo, Flavia Lorello, Nadia De Concilis, Looking for a Normal-City: the Intentions of the Designers
    14 Alessandra Muntoni, Perifrasi periferiche. Reinserire l’Habitat nella storia / Peripheric Peripherals. Put the Habitat back to Hhistory


    L’ESPOSIZIONE / The Exposition
    22 Guendalina Salimei, Il progetto di un percorso / The Project of a Path


    VIAGGIO IN ITALIA / JOURNEY IN ITALY
    Un itinerario attraverso 64 quartieri / A Path through 64 Districts
    30 Pasquale Belfiore, Renato Capozzi (a cura di / edited by), L’Italia meridionale / Southern Italy
    76 Piero Ostilio Rossi (a cura di / edited by), L’Italia Centrale / Central Italy
    126 Paolo Castelnovi (a cura di / edited by), L’Italia Settentrionale / Northern Italy


    CINQUE TEMI / FIVE THEMES
    172 Le relazioni con la città e il paesaggio / Relationship between city and Landscape
    176 L’articolazione degli spazi aperti / Open Space’s Organisation
    180 Le attrezzature e i servizi di uso pubblico/ Public Facilities and Services
    184 I differenti modi di abitare / Different ways of Living
    188 Le trasformazioni nel tempo / Transformation along Time

    Abstract:

    METAMORFOSI QUADERNI DI ARCHITETTURA RIPRENDE LE PUBBLICAZIONI
    La Direzione: Editoriale

    Con questo numero (novembre 2016) si apre la nuova serie di “Metamorfosi Quaderni di Architettura”, fondata nel 1985 da Gabriele De Giorgi, Alessandra Muntoni e Marcello Pazzaglini che ne restano i Direttori. La linea culturale del periodico conferma la sua attenzione per le ricerche di avanguardia che affrontano le grandi trasformazioni del territorio e della metropoli. Le stesse dimensioni dell’architettura, coinvolte in una scala geografica e paesaggistica, sono indagate con nuovi orientamenti teorici, scientifici e creativi basati sull’analisi dei sistemi complessi. Ciò ne segnala un particolare scatto qualitativo che tiene conto della rivoluzione tecnologica dell’era elettronica.

    Abstract:

    “METAMORFOSI QUADERNI DI ARCHITETTURA”, NEW SERIES
    The Direction: Editorial

    With this issue (November 2016) opens the new series of “Metamorfosi Quaderni di Architettura”, founded in 1985 by Gabriele De Giorgi, Alessandra Muntoni and Marcello Pazzaglini who remain the Directors. The cultural line of the magazine confirms its focus on avant-garde research concerning the great transformations of the territory and of the metropolis. The same dimensions of architecture, involved in a geographical and landscape scale, are investigated with new theoretical, scientific and creative orientations based on the analysis of complex systems. This involves a particular qualitative click that takes into account the technological revolutions of the electronic age.

    Abstract:

    CITTA’ PUBBLICA UN LABORATORIO PER IL FUTURO
    a cura di Federica Galloni, Direttore generale di Arte contemporanea e architettura e periferia urbana

    Non è un caso che il MIBACT (Ministero per le attività culturali e il territorio), al fianco dell’arte e dell’architettura contemporanea, abbia stabilito una specifica linea di azione sulle periferie urbane. Principale obiettivo politico e strategico, già dall’atto di indirizzo del Ministro, è infatti la consapevolezza che attraverso l’arte e l’architettura sia possibile effettuare il loro recupero e la loro riqualificazione. Per questo motivo è stata ideata, prodotta e supportata una ricerca articolata che richiede attenzione alle città e ai sobborghi costruiti attraverso una serie di quartieri pubblici di medie dimensioni costruiti negli ultimi cinquant’anni da sud a nord d’Italia.

    Abstract:

    PUBLIC CITY: A LABORATORY FOR THE FUTURE
    edited by Federica Galloni, Director General of Contemporary Art and Architecture and Urban suburbs

    It is no coincidence: alongside for contemporary art and architecture, the MIBACT has established a specific line of action for urban peripheries. Already considered a strategic political objective since the Minister’s act of addressing, it is in fact now recognized that through art and architecture it is possible to contribute to their protection and requalification. For this reason, an articulated research has been conceived, produced and supported, which calls for attention to the cities and suburbs built through a series of medium-sized public neighborhoods built from South to North in the last fifty years in Italy.

    Abstract:

    ALLA RICERCA DI UNA CITTÀ NORMALE
    di Eugenio Lo Sardo, Soprintendente dell’Archivio Centrale dello Stato

    L’Archivio Centrale dello Stato conserva, nel suo vasto patrimonio, preziosissima documentazione proveniente dagli archivi di eminenti architetti, nomi illustri di maestri che hanno operato in Italia e all’estero costruendo città intere, firmando importanti e innovative opere di ingegneria, e interventi che hanno contribuito nel corso degli anni alla trasformazione dell’ambiente urbano e del paesaggio. In questo caso, si è deciso di esporre i materiali originali per il loro valore di prima intuizione creativa, anche se non corrispondono all’opera realizzata che ha subito sostanziali modifiche.

    Abstract:

    LOOKING FOR A NORMAL CITY
    edited by Eugenio Lo Sardo, Superintendent of Central State Archives

    The Central State Archive preserves, in its vast patrimony, very precious documentation from the archives of eminent architects who have worked in Italy and abroad, building entire cities and innovative engineering works that have contributed to the transformation of the urban environment and the landscape.

    Abstract:

    CRITERI DI SELEZIONE DEI DOCUMENTI DELL’ACS
    di Flavia Lorello e Nadia De Conciliis

    La selezione, proveniente dall’Archivio Centrale, presentata nella mostra introduttiva, riguarda alcuni interventi realizzati a Roma e a Napoli da Pietro Barucci, Riccardo Morandi, Luigi Moretti e Elio Piroddi. I progetti sono stati costruiti in un arco temporale che va dal 1959 al 1984.

    Abstract:

    SELECTION CRITERIA OF THE ACS DOCUMENTS
    by Favia Lorello and Nadia De Conciliis

    The Central Archive of Rome presented, in the introductory exhibition, a selection of its documents coming from its numerous collections. In this case it concerns some interventions carried out in Rome and Naples by the architects Pietro Barucci, Riccardo Morandi, Luigi Moretti and Elio Piroddi. The projects are built in a time span ranging from 1959 to 1984.

    Abstract:

    PERIFRASI PERIFERICHE. REINSERIRE L’HABITAT NELLA STORIA
    di Alessandra Muntoni

    Un conto è fare la storia dei quartieri popolari in Italia, cosa che è stata già perseguita, almeno in parte e almeno per quanto riguarda il Piano Ina-Casa. Molto più importante, però, è far rientrare nella storia la questione delle abitazioni, anzi l’architettura del modo di abitare, e quindi l’urbanistica, la tecnica costruttiva, l’idea stessa delle concentrazioni umane, spiegando come essa trasformi nel suo complesso una civiltà, un periodo storico. Ci interessa, in sostanza, che la cultura dell’insediamento ritorni ad essere uno dei principali obiettivi della politica, persino della filosofia di una società, come peraltro è stato in altre epoche, non tanto distanti da noi, come ad esempio nella Repubblica di Weimar. La mostra dell’Archivio Centrale dello Stato di Roma, promossa dal MIBACT e allestita da Guendalina Salimei come un cantiere in atto, dimostra che questo è possibile. Più di 100 quartieri popolari, costruiti in tutta Italia dagli anni Sessanta del Novecento ad oggi, sono oggi da considerare un prezioso patrimonio da tutelare ed incentivare.

    Abstract:

    PERIPHERAL PERIPHERALS. REINSERTING THE HABITAT IN HISTORY
    by Alessandra Muntoni

    It is important to make the history of working-class neighborhoods in Italy, something that has already been done, at least in part and at least concerning the Ina-Casa Plan. Much more important, however, is bringing the question of dwellings back into history, or rather the architecture of the way of living, and therefore the town planning, the construction technique, the very idea of human concentrations, explaining how it transforms a civilization, a historical period.
    Really, we are interested in the fact that the culture of settlement returns to being one of the main objectives of politics, even the philosophy of a society, as indeed it has been in other eras, not so distant from us, such as in the Weimar Republic. The exhibition of the Central State Archive of Rome, sponsored by MIBACT and set up by Guendalina Salimei as a building site in progress, shows that this is possible. More than 100 popular neighborhoods, built throughout Italy from the Sixties of the twentieth century to today, are today to be considered a precious heritage to be protected and renovated.

    Abstract:

    IL PROGETTO DI UN PERCORSO
    di Guendalina Salimei

    La mostra “Cantiere periferie, alla ricerca di una città normale” è allestita all’interno del Palazzo dell’Archivio Centrale dello Stato a Roma-EUR. L’idea espositiva allude al viaggio attraverso l’Italia alla scoperta dei quartieri d’iniziativa pubblica nati durante un processo accelerato di espansione urbana negli ultimi 50 anni. Il viaggio è rappresentato con la metafora di una rampa costruita in tubi metallici che accompagna il visitatore dall’esterno all’interno, quasi un ponteggio di cantiere che simboleggia il cantiere delle periferie da riqualificare e ripensare. Una volta entrati nel palazzo s’incontra una grande mappa dell’Italia con indicate le stazioni del viaggio; accanto ad ogni quartiere, fotografato da professionisti che hanno messo in evidenza le caratteristiche dei singoli complessi, c’è una scheda che ne indica i dati. Al visitatore sono proposti cinque temi di riflessione emergenti dagli spazi vissuti: le relazioni con la città e il paesaggio naturale, i differenti modi di abitare, le trasformazioni nel tempo, le attrezzature di servizio, l’articolazione degli spazi aperti.

    Abstract:

    THE PROJECT OF A PATH
    by Guendalina Salimei

    The exhibition “Cantiere periferie, in search of a normal city” is set up inside the Palace of the Central State Archive in Rome-EUR. The exhibition idea alludes to the journey through Italy to discover the public districts born during an accelerated urban expansion’s process in the last 50 years. The journey is represented with the metaphor of a ramp built in metal pipes accompanying the visitor from the outside to the inside. It is almost a scaffolding that symbolizes the building site of the suburbs to be redeveloped and rethought. Once inside the building you will find a large map of Italy with the “stations” of the journey; next to each district, photographed by professionals who have highlighted the characteristics of the individual complexes, there is a card that indicates the data. Five themes, emerging from the spaces lived landscape, are offered to visitors: the relationships with the city and the natur, the different ways of living, the transformations over time, the service equipment, the articulation of the open spaces.

    Abstract:

    L’ITALIA MERIDIONALE
    di Pasquale Belfiore e Renato Capozzi

    Il viaggio nella “città pubblica” italiana realizzata negli ultimi cinquant’anni parte dalla Sardegna. Una scelta naturale e simbolica in un Paese di mare. Il tema è la grande dimensione. Il quartiere Sant’Elia di Cagliari cerca il rapporto con il paesaggio e l’inizio di una rigenerazione. Il quartiere Zen di Palermo in Sicilia è progetto d’autore e il Librino di Catania è entrato nel piano di “rammendo delle periferie” proposto da Renzo Piano. Il Borgo La Martella a Matera è nella storia della cultura architettonica italiana, Le Vele di Scampia e il Monterusciello di Pozzuoli introducono a una contraddittoria esperienza tra demolizione e “ricostruzione nel costruito”. Hanno funzionato meglio gli interventi di dimensione medio-piccola in grado di rapportarsi con le preesistenze edilizie, urbanistiche e paesaggistiche. Se il degrado e qualche fallimento sono inevitabili, il futuro dei quartieri pubblici sta nella rigenerazione dell’edilizia esistente.

    Abstract:

    SOUTHERN ITALY
    by Pasquale Belfiore and Renato Capozzi

    The journey in the Italian “public city” over the last fifty years starts from Sardinia: a natural and symbolic choice in a sea country. The theme is the large size. The Sant’Elia district of Cagliari seeks the relationship with the landscape and the beginning of a regeneration. The Zen district of Palermo in Sicily is an author’s project and the Librino di Catania has focoused the “mending of the suburbs” proposed by Renzo Piano. The Borgo La Martella in Matera is in the history of Italian architectural culture, Le Vele di Scampia and the Monterusciello of Pozzuoli introduce a contradictory experience between demolition and “reconstruction in the built environment”. Interventions of medium-small size, able to relate to the pre-existing building, urban planning and landscape have worked better. If degradation and some failure are inevitable, the future of public neighborhoods lies in the “regeneration of existing buildings”.

    Abstract:

    L’ITALIA CENTRALE
    di Piero Ostilio Rossi

    La selezione dell’Italia Centrale comprende 23 quartieri di edilizia pubblica realizzati da IACP, GESCAL, INCIS e Istituzioni europee. Talvolta sono esito della ricostruzione post-terremoto (Tuscania, Ancona, San Giuliano di Puglia). Gli architetti sono spesso i protagonisti dell’architettura italiana. Talvolta la progettazione è frutto di una sintesi tra sperimentazione e ricerca universitaria. La selezione ha privilegiato interventi di dimensioni medio-piccole, così da rendere confrontabili opere realizzate a Roma e altre in città con un numero minore di abitanti. Elemento comune a tutti gli interventi è quello di aver contribuito a costruire parti configurate di città, con infrastrutture viarie e servizi adatti ad accogliere con decoro la vita di nuove comunità favorendo i processi di socializzazione.

    Abstract:

    CENTRAL ITALY
    by Piero Ostilio Rossi

    The selection of Central Italy includes 23 public housing districts built by IACP, GESCAL, INCIS and European Institutions. Sometimes they are the result of post-earthquake reconstruction (Tuscania, Ancona, San Giuliano di Puglia). Architects are often the protagonists of Italian architecture. Sometimes the design is the result of a synthesis between experimentation and university research. The selection favored small-medium sized interventions, so as making comparable between works made in Rome and in others renovatedcities with a smaller number of inhabitants. A common element in all the interventions is that of having contributed to building configured parts of the city, with utilities and road infrastructures suitable in favoring a socialization of the new communities live

    Abstract:

    L’ITALIA SETTENTRIONALE
    di Paolo Castelnovi

    Nell’Italia Settentrionale grandi complessi di edilizia residenziale pubblica hanno definito, nel bene e nel male, dei modelli per le periferie delle città. Alcuni buoni risultati hanno determinato coesione sociale e soddisfazione degli abitanti (Falchera Vecchia a Torino, Gallaratese a Milano, Madonna Bianca a Trento, Forte Quezzi a Genova, Ex Trevisan a Venezia). Per la maggior parte viene utilizzata la tipologia del razionalismo internazionale, seppure declinata “all’italiana”: grandi edifici isolati nel verde pubblico, talvolta accompagnati da edilizia abitativa a bassa densità. Talvolta invece sono stati necessarie drastiche ristrutturazioni per ridurre la densità eccessiva fino ad arrivare a programmi di demolizione (Cogne ad Aosta, via Artom a Torino, San Polo a Brescia). Le tipologie a bassa densità, la cura del paesaggio alla scala domestica e la presenza del verde vicino alla porta hanno prodotto ottimi risultati, come a Modena, a Correggio, a Mazzorbo.

    Abstract:

    NORTHERN ITALY
    by Paolo Castelnovi

    In Northern Italy large public housing complexes have defined models for city suburbs, for better or for worse. Some good results have determined social cohesion and satisfaction of the inhabitants (Falchera Vecchia in Turin, Gallaratese in Milan, Madonna Bianca in Trento, Forte Quezzi in Genoa, Ex Trevisan in Venice). The typology of international rationalism is widely used, even if declined “in Italian”: large buildings isolated in public green, sometimes accompanied by low-density housing. Sometimes, instead, drastic restructuring was necessary to reduce the excessive density up to demolition programs (Cogne in Aosta, via Artom in Turin, San Polo in Brescia). The low-density typologies, the care of the landscape on the domestic scale and the presence of green around the door have produced good results, such as in Modena, Correggio, and Mazzorbo.

    Abstract:

    CINQUE TEMI (p. 173 – 178)

    S’è ritenuto necessario un supplemento di analisi “per temi” del materiale documentario per far emergere gli elementi comuni tra i singoli quartieri e per specificare i contenuti della rassegna. L’edilizia residenziale realizzata dall’iniziativa pubblica negli ultimi cinquant’anni in Italia ha avuto un ruolo decisivo nell’espansione urbana, più di quanto avesse già fatto l’INA CASA dal 1949 al 1963. Individuare i caratteri costitutivi dei singoli quartieri è servito a dimostrarlo. Sono emersi come qualificanti cinque temi: la relazione con la città e il paesaggio, l’articolazione degli spazi aperti, le attrezzature e i servivi di uso pubblico, i differenti modi di abitare, le trasformazioni nel tempo.

    Abstract:

    FIVE THEMES (p. 173 – 178)

    A supplementary analysis of the documentary material “by subject” was deemed necessary to bring out the elements common between various neighborhoods specifying the contents of the exhibition. The residential building built by the public initiative in the last fifty years in Italy has played a decisive role in urban expansion, more than the INA CASA had already done from 1949 to 1963. Identifying the constitutive characteristics of the individual neighborhoods prove it. Five themes emerged as qualifying: the relationship between city and landscape, the articulation of open spaces, the equipments and services of public use, the different ways of living, the transformations over time.

    il numero 2:

    Quarta di copertina
    La dimensione geografica, insita nello sviluppo della città contemporanea, è un inedito scenario dell’indagine architettonica che ne implementa potenzialità e dispositivi estetici. Si approda così a un nuovo capitolo: quello dell’architettura-paesaggio. Proprio il paesaggio è il referente in grado di trasformare reciprocamente ontologie e linguaggi dell’architettura. Nella parte monografica di questo numero di Metamorfosi, curata da Gabriele De Giorgi, s’indagano i principi di tale nuovo corso e se ne illustrano alcuni esiti nell’intervallo di tempo dal 2000 al 2015, secondo una chiave di lettura di evoluzione non solo della Terza Avanguardia del Novecento, ma anche (come è nello spirito della contemporaneità) delle esperienze del passato di analoga ispirazione linguistica.

    Back Cover
    The development of the contemporary city implies a geographical dimension that translates into a new scenario for architectural survey and increases its potential and aesthetical devices. This is the beginning of a new chapter: the chapter of architecture-landscape. Landscape itself is the reference that can mutually transform the ontologies and languages of architecture. The monographic section of this Metamorfosi issue, curated by Gabriele De Giorgi, explores the principles of this new course and illustrates some results pertaining to the 2000-2015 period based on a key of evolutionary reading not only of the twentieth century Third Avant-Garde but also (in the spirit of contemporaneity) of past experiences of similar linguistic inspiration.





    Documento senza titolo

    Editoriale / Editorial
    3 Marcello Pazzaglini, Arte e architettura / Art and Architecture

    Tema monografico / Monographic Theme
    3 ARCHITETTURA-PAESAGGIO / 3 ARCHITECTURE-LANDSCAPE
    13 a cura di / edited by Gabriele De Giorgi

    RUBRICHE / COLUMNS
    Territori digitali / Digital

    61 Rosalba Belibani, Presentazione / Introduction
    66 Rosalba Belibani, L’IBM Historical Building Information Modeling e il BIM / The IBM Historical Building Information Modeling and the BIM

    Soglie urbane / Limen
    69 Guendalina Salimei, Presentazione / Introduction
    72 Guendalina Salimei, Yokoiama International Port Terminal

    Intersezioni linguistiche / Languages’ intersections
    77 Roberta Lucente, Presentazione / Introduction
    80 Roberta Lucente, RCR arquitectes Espai Barberi, Olot, Girona, 2004-2008

    Catastrofi / Disasters otherwere
    83 Nicoletta Trasi, Presentazione / Introduction
    86 Maria Luigia Micalella, Strategie di ricostruzione dopo una catastrofe naturale: New Orleans e l’architettura “Resiliente” / Strategies of Reconstruction in the Aftermath of natural Disaster: New Orleans and the “resilient” Architecture

    Trasformazioni / Transformations
    91 Maurizio Petrangeli, Presentazione / Introduction
    91 Maurizio Petrangeli, Modalità 4_R: Highbury di Londra / 4- Approch: Highbury, London

    Architettura e dintorni / Overlooking Architecture
    100 a cura di / edited by Maria Rita Intrieri

    Abstract:

    ARTE E ARCHITETTURA (editoriale)
    Marcello Pazzaglini

    La distinzione tra arte e architettura è sottile tanto da non poter individuare due ambiti separati. Metamorfosi affronta programmaticamente questo rapporto complesso e ne analizza le molteplici connessioni. Anzitutto l’architettura è arte e tecnica allo stesso tempo. In secondo luogo, emerge la transitività tra arte, architettura e natura. La stessa nozione di spazio interno assume un ruolo di osmosi continua se la si considera a livello urbano e metropolitano. Lo spazio artificiale costruito con la luce artificiale e con materiali che invitano ad una dimensione tattile ravvicinata che trasforma la percezione tradizionale. L’arte, poi s’insinua negli spazi aperti e nei giardini e nei parchi dove nuovi apparati tecnologici trasformano gli elementi naturali del vento, dell’acqua, del calore solare in energia sostenibile. Un universo in continuo movimento che obbliga il progettista a rinnovare i propri metodi di analisi e i propri strumenti tecnici e linguistici.

    Abstract:

    ART AND ARCHITECTURE (editorial)
    by Marcello Pazzaglini

    The distinction between art and architecture is so thin that it is impossible to identify two separate areas. Metamorphosis programmatically addresses this complex relationship and analyzes its multiple connections. First, architecture is art and technology at the same time. Secondly, the transitivity between art, architecture and nature emerges. The same notion of internal space takes on a role of continuous osmosis when considered at the urban and metropolitan level. Artificial space built with artificial light and materials that invite a close tactile dimension that transforms traditional perception. Art then enters open spaces and gardens and parks where new technological devices transform the natural elements of wind, water and solar heat into sustainable energy. A universe in constant motion that forces the designer to renew his analysis methods and his technical and linguistic tools.

    Abstract:

    ARCHITETTURA-PAESAGGIO 2000-2015 (tema monografico)
    Gabriele De Giorgi

    Gli sviluppi della Terza Avanguardia del 900.
    L’architettura-paesaggio è uno dei più importanti viluppi della Terza Avanguardia del 900 che, fin dagli anni Ottanta, aveva rinnovato l’architettura grazie a una strategia di totale apertura verso tutti i campi disciplinari. Dalla filosofia aveva assimilato il pensiero di Lyotard, Derrida, Morin, Foucault; dal campo scientifico aveva condiviso l’archiviazione di ogni determinismo indagando un ambiente complesso e sorprendente; dalla sociologia aveva compreso l’importanza del fluttuare di folle multietniche e pluri-culturali nonché l’analisi antropologica della città. La Pop Art, la Situationsarchitektur e il surrealismo erano stati importanti punti di riferimento. Ora la ricerca praticava la svolta della dimensione geografica che diventa la questione più importante. Attraverso l’analisi e il confronto tra i protagonisti della scena architettonica internazionale – da Piano a Sejima, da Metamorph a MAD, da coop Himmeb[l]au ad AL_A, da ASIMPTOTE a Fuksas, da Eisenman a Skofidio+Remfro, da Gehry a Greg Lynn, da Nouvel a Herzog&De Meuron, da Morphosis a Nemesi a MRDV, da NOX a OMA, da Plasma a Ricciotti, da RUR a SAA&A, da Sanaa a Hool e Libeskind, da Tstudio a Toyo Ito, da UN Studio a West 8 fino ad Hadid, le componenti delle ricerche sul campo sono interpretate in questa chiave.

    Abstract:

    ARCHITECTURE-LANDSCAPE 2000-2015 (monographic theme)
    Gabriele De Giorgi

    Development of the Third Avant-garde during the 20th century
    Gabriele De Giorgi

    The developments of the Third Vanguard of the 20th century.
    The architecture-landscape is one of the most important vanguards of the Third Avant-garde of the 20th century which, since the 1980s, had renewed architecture thanks to a strategy of total openness to all disciplinary fields. From philosophy he had assimilated the thought of Lyotard, Derrida, Morin, Foucault; from the scientific field he had shared the archiving of all determinism investigating a complex and surprising environment; from sociology he understood the importance of fluctuating multi-ethnic and multi-cultural crowds and the anthropological analysis of the city. Pop Art, Situationsarchitektur and Surrealism had been important points of reference. Now the research practiced the turning point in the geographical dimension which becomes the most important issue. Through the analysis and comparison between the protagonists of the international architectural scene – from Piano to Sejima, from Metamorph to MAD, from Coop Himmeb[l]au to AL_A, from ASIMPTOTE to Fuksas, from Eisenman to Skofidio+Renfro, from Gehry to Lynn, from Nouvel to Herzog&De Meuron, from Morphosis to Nemesi to MRDV, from NOX to OMA, from Plasma to Ricciotti, from RUR to SAA&A, from Sanaa to Hool and Libeskind, from Tstudio to Toyo Ito, from UN Studio to West 8 up to Hadid, all the components of field research are interpreted in this key.

    Abstract:

    TERRITORI DIGITALI
    a cura di Rosalba Belibani

    La rubrica Territori Digitali proposta in questa nuova edizione di Metamorfosi ha l’ambizione di presentare i prodotti, i temi, le novità le riflessioni emergenti attraverso dal patrimonio prodotto in architettura e per l’architettura attraverso il digitale. Il progetto può apparire temerario perché oggi tutto è tradotto in e per dal e non vi è campo di applicazione che usando i prodotti dell’information Communication Technology non abbia per qualche verso modificato in proprio DNA. In particolare, tra gli argomenti si discuterà sulle prospettive dell’uso degli algoritmi e degli strumenti digitali nel processo creativo, comunicativo e produttivo dell’architettura e dell’arte. Si indagherà anche la questione del controllo della forma e delle tecniche di realizzazione.

    Abstract:

    DIGITAL
    Editor Rosalba Belibani

    The Digital Column proposed in this new edition of “Metamorfosi Q.d.A.” has the ambition to present the emerging products, themes, novelties, meditations proposed by digital production within and for architecture. Given how today everything is translated in and from the digital language, and how there is no field of application that, in using the products of Information Communication Technology, has not modified is own DNA in one way or another, this intention might co process of architecture and art across as exceedingly bold.
    These issues particularly include the discussion of the perspectives of uses of algorithms and digital tools in the creative, communication and production and namely in the conception and control of form and construction procedures.

    Abstract:

    SOGLIE URBANE
    A cura di Guendalina Salimei

    Il nome della rubrica deriva dal latino limen, che pur significando anche confine, frontiera, propriamente sta a indicare sta a indicare soglia e, in senso figurato, inizio, principio. La rubrica indagherà quegli spazi della città abbandonati, residuali e degradati, le aree dismesse, le zone di bordo, i margini, gli spazi Interstiziali, gli edifici e le strutture inutilizzate ovvero tutta quella rete di spazi tra le cose prodotti dalla continua stratificazione e mutazione della città e dei territori.
    Il tema limen attraversa diverse scale e diverse declinazioni, da quella locale a quella territoriale, dalla micro-scala alla macro-scala, dal naturale all’artificiale, dal conscio all’inconscio, dal visibile all’invisibile, diventando così metodo di lettura e d’interpretazione, in termini sia concettuali che fisici per leggere i processi metabolici della città contemporanea e per individuare nuovi elementi per il progetto.

    Abstract:

    LIMEN
    Editor Guendalina Salimei

    Limen, the title of this column, strictly comes from the Latin limen that, while means boundary or frontier, strictly hints at thresholds and, figuratively, at start or beginning. The focus of the column will be the city’s abandoned and degraded spaces – the residual, decommissioned, fringe areas, borders, unused buildings, complexes and infrastructures. In other words, the networks of in-betweens space s resulting from the constant layering and transformation of city and territory.
    The limen theme runs through different scales and declinations, from the local to the territorial ones, from the macro-scale to the macro-scale, from natural to man-made, from conscious to unconscious, from visible to invisible.
    Therefore, the places and spaces of limen, at various degree, undergo a phase of transformation as areas that, being in a temporarily exceptional status, can provide a field for phenomenological and design experimentation.

    Abstract:

    INTERSEZIONI LINGUISTICHE
    a cura di Roberta Lucente

    Questa rubrica intende riflettere sulle questioni del limite dei linguaggi dell’architettura a monte e a valle di essi. La domanda se l’architettura debba oggi soltanto rassegnarsi a rendere testimonianza del presente o possa invece rivendicare la propria capacità a indicare con il proprio linguaggio i novi orizzonti possibili, può trovare risposte attendibili soltanto se si riesce a far interagire esperienze provenienti da diversi campi: artistici, tecnici, teorici, filosofici, sociologici.
    Questa rubrica intende continuare a riflettere su simili “intersezioni”, ponendo la questione del limite della specificità dei linguaggi e degli strumenti di ciascuna disciplina e il tracimare dell’una nell’altra.

    Abstract:

    LANGUAGES’ INTERSECTIONS
    Editor Roberta Lucente

    This column intends to reflect on the questions of the limit of the languages of architecture upstream and downstream of them. The question of whether architecture should today only resign itself to bear witness to the present or can instead claim its ability to indicate with its own language the new possible horizons, can find reliable answers only if it is possible to make experiences from different fields interact: artistic, technical, theoretical, philosophical, sociological.
    This column intends to continue to reflect on similar “intersections”, asking the question of the limit of the specificity of the languages and tools of each discipline and the overflow of one into the other. This column intends to keep on reporting the question of the boundary of architectural language’s specificity both upstream and downstream of such intersections.

    Abstract:

    CATASTROFI
    a cura di Nicoletta Trasi

    Le catastrofi dei territori, siano essi di natura sociale, o man-made, o provocati da cause naturali o ancor peggio da conflitti e guerre, pongono l’urgenza di una risposta che l’architettura deve fornire alle situazioni post-disastro, sempre più frequenti e in tutte le parti del mondo. Non è facile individuare le modalità possibili di intervento, ma è compito dell’architettura perimetrare quel campo del design preposto a far fronte alle ferite che continuamente subisce il territorio, restituendo ad esso la necessaria resilienza.
    Il tema è stato già trattato dalla prima serie della rivista, nel n. 66 del 2007 dedicato ai “Paesaggi fragili”. Anche la 15.ma Biennale di Venezia, nel 2015, ha proposto una serie di questioni su questo argomento: disuguaglianza, insicurezza, rifiuti, segregazione, spreco, migrazione, calamità naturali, carenza di alloggi…Questa rubrica ospiterà, quindi, quegli architetti che hanno dedicato il loro impegno ad affrontare il problema, come Cameron Sinclair (Ted Prize e fondatore di Architecture for Humanity), Toyo Ito (Home for All dopo il disastro di Sendai), dando voce anche a tutti coloro che sono sati capaci di offrire soluzioni efficaci alle criticità del territorio.

    Abstract:

    DISASTERS OTHERWHERE
    editor Nicoletta Trasi

    The catastrophes of the territories, be they social, or man-made, or caused by natural causes or even worse by conflicts and wars, pose the urgency of an answer that architecture must provide to post-disaster situations, more and more frequent and in all parts of the world. It is not easy to identify the possible methods of intervention, but it is the task of architecture to delimit that field of design designed to deal with the wounds that the territory continually suffers, restoring to it the necessary resilience.
    The theme has already been dealt with in the first series of the magazine, in n. 66 of 2007 dedicated to “Fragile landscapes”. Also, the 15th Venice Biennale, in 2015, proposed a series of questions on this topic: inequality, insecurity, waste, segregation, waste, migration, natural disasters, housing shortage … This column will therefore present those architects who dedicated their efforts to tackle the problem, such as Cameron Sinclair (Ted Prize and founder of Architecture for Humanity), Toyo Ito (Home for All after the Sendai disaster), giving voice to all those who were able to offer solutions effective to the criticalities of the territory.

    Abstract:

    TRASFORMAZIONI
    a cura di Maurizio Petrangeli

    Radicali trasformazioni stanno investendo le città e i caratteri del costruito, inducendo profondi cambiamenti nei tessuti urbani: i fenomeni migratorie e la stessa struttura della popolazione cambiano le modalità del modo di abitare ed esigono la sperimentazione di nuove tipologie residenziali. La de-localzzazione degli insediamenti rende disponibili a nuovi usi aree e manufatti di rilevante interesse strategico. La rubrica intende analizzare processi di sviluppo che seguono strade diverse. Da un lato l’espansione della città con sistemi a rete dove i nodi sono costituiti dalle nuove centralità urbane nonché la crescita del terziario e del settore finanziario accelera i processi di rinnovamento del centro storico delle città. Dall’altra la trasformazione dell’esistente per il riuso, la riconversione, la rigenerazione che combattono il degrado e restituiscono valore al patrimonio edilizio esistente. La rubrica sarà un sismografo di esempi internazionali che affrontano la questione.

    Abstract:

    TRANSFORMATIONS
    editor Maurizio Petrangeli
    Radical transformations are altering the cities and the characters of buildings, triggering deep changes in the urban development: the migratory phenomena and the very structure of the population change the way of living and demand the experimentation of new residential typologies. The de-localization of settlements makes areas and buildings of significant strategic interest available to new uses. The column aims to analyze development processes that follow different paths. On the one hand the expansion of the city with network systems where the nodes are constituted by the new urban Centre so as the tertiary sector and the financial sector accelerate the processes of renewal of the historic city Center. On the other hand, the transformation of the existing building for re-use, reconversion, regeneration, fighting degradation and restoring value to the existing building heritage. The column will be a seismograph of international examples that address the issue.

    Abstract:

    ARCHITETTURA & DINTORNI
    a cura di Maria Rita Intrieri

    Eccoci nuovamente con la cronaca del mondo dell’arte “totale” di cui questa rubrica si è sempre occupata, nel bene e nel male, con u occhio attento alla società, segnalando novità in arrivo, cercando di offrire stimoli alla discussione e, perché no, alla ricerca. Qui, intanto, un breve excursus su quanto di importante abbiamo perso in questi otto anni di pausa e poi, come sempre, l’attualità.

    Abstract:

    OVERLOOKING ARCHITECTURE
    editor Maria Rita Intrieri

    Here we are again with our that this column has always considered, for better or for worse, as its focus, with a sharp eye on society, to discuss emerging novelties, to offer inputs for discussion/meditation and, why not? for research. A brief review of what we missed during our eight-year of hiatus and, then, as always, the current situation.


    Il numero 3:

    Quarta di copertina
    L’opera di Oscar Niemeyer è senz’altro la concretizzazione della sua genialità creativa, ma è anche l’espressione del suo impegno ideologico e di solidarietà con i movimenti sociali, popolari e democratici. I numerosi memoriali che ha progettato e realizzato ne sono la testimonianza.
    Quasi centenario, quanto è stato intervistato da Nicoletta Trasi, era ancora straordinariamente capace di immaginare, di creare, di realizzare; architetto, scultore, designer e anche scrittore di talento, uomo che verso la fin della sua vita sentiva ancor di più il peso della miseria e della tristezza del mondo: “Ciò che mi turba di più, diceva, non sono le sfide della vita, ma l’immensa sofferenza dei più poveri di fronte al sorriso indifferente degli uomini….”

    Back Cover
    Oscar Niemeyer’s work is certainly the concretization of his creative genius, but it is also the expression of his ideological commitment and solidarity with social, popular and democratic movements. And the many Memorials he designed are proof of it. Nearly centenary, when I interviewed him, Niemeyer was still amazingly able to imagine, to create, to realize; architect, sculptor, designer and even talented writer, a man who felt, even more at the end of his life, the weight of misery and sadness of the world: “…What troubles me more isn’t life’s challenges, but the boundless misery of the poor, faced with the indifferent smile of men…”

    Tema monografico / Monographich theme
    Oscar Niemeyer. Memoriali / Oscar Niemeyer’s memorials

    a cura di / edited by Nicoletta Trasi

    Editoriale / Editorial
    3 Gabriele De Giorgi, Un confronto. La seconda stagione del moderno e l’avanguardia / A Comparison. The second Seasons of Modernism and the Avant-garde

    Contributi / Contribution
    9 Nicoletta Trasi, I memoriali di Oscar Niemeyer. Sculture per non dimenticare / Oscar Niemyer’s Memorials. Not to forget
    23 Domenico De Masi, L’amico Oscar / My Ffriend Oscar
    35 Maria Salerno, Le realizzazioni francesi di Oscar Niemeyer. Tre progetti di impegno politico / Oscar Niemeyer’s Designs in France. Three politically committed Projects

    Memoriali / Memorials
    46 Teodora M. M. Piccinno, Memorial Joscelino Kubitschek. Una surpresa monumental / A monumental Surprise
    52 Teodora M. M. Piccinno, Panteao da liberdade e da democracia Tancredo Neves. La fiamma della libertà / The Flame of Freedom
    58 Andrea Valeriani, Tortura nunca mais / Mai. Senza eufemismi / Never. No Euphemisms
    62
    Nicoletta Trasi, Memorial 9 de novembro / Monumento alla giustizia e alla libertà / A monument to Justice and Freedom
    68 Andrea Valeriani, Mao no memorial da América Latina / Una piazza per il continente ferito / A Plaza for the wounded Continent
    74 Teodora M. M. Piccinno, Memorial da coluna prestes em tocantins. La marcia rossa / The red March
    78 Nicoletta Trasi, Memorial Maria Aragao. Lottare per un ideale / Fighting for an Ideal
    84 Nicoletta Trasi, Esculturas de Capocabana. Per non dimenticare / Not to forget
    88 Andrea Valeriani, Stele in memoria delle brigate internazionali / Memorial Stone for Brigades internationales. Un piccolo monumento per una grande lotta / A small Momument for a great Fight

    RUBRICHE / COLUMNS

    Territori digitali / Digital
    94 Rosalba Belibani, Oscar Niemeyer: credere nell’arte e nella modernità / Believing in Art and Modernity

    Intersezioni linguistiche / Languages intersections
    98 Roberta Lucente, Oscar Niemeyer: invenzione, forma, struttura / Invention, Form, Structure

    Trasformazioni / Transformations
    104 Maurizio Petrangeli, Niemeyer e la trasformazione di un’area abbandonata / Niemeyer and the Transformation of an abandoned Area

    Architettura & Dintorni / Overlooking Architecture
    110 Maria Rita Intrieri, 110…Oscar

    colofon / colophon
    Traduzione di / Translation by Clelia Maria Dri (pp. 8-33, 46 – 91) e Antonella Bergamin
    Impaginazione / Book design Officina22

    Abstract:

    UN CONFRONTO. LA SECONDA STAGIONE DEL MODERNO E L’AVANGUARDIA.
    di Gabriele De Giorgi

    L’editoriale parte da un confronto: da una parte Niemeyer, ossia una voce originale e autorevole della seconda stagione del Moderno, dall’altra Hadid, esponente eccellente della Terza Avanguardia del 900. Il tema della fluidità accomuna Niemeyer e Hadid. Per un’istanza politica da parte di Niemeyer (di origine marxista), metafora di libertà e progresso. Per Hadid invece come linguaggio per la società liquida contemporanea, anch’essa metafora delle libere interazioni tra gli uomini, esplicate nei siti urbani e territoriali geografici.
    Oltre alle evidenti differenze però, li accomuna la liberazione della forma da regole precostituite, la forza innovatrice delle loro opere. Per questa ragione appartengono a quella storia dell’architettura che amiamo, perché ha aperto nuovi orizzonti alla ricerca e alla sperimentazione.

    Abstract:

    A COMPARISON. THE SECOND SEASON OF MODERNISM AND THE AVANT-GARDE.
    by Gabriele De Giorgi

    The editorial starts from a comparison. This comparison would see Oscar Niemeyer, an original and influential voice of the second season of Modernism, on one side, and Zaha Hadid, a top-tier representative of the twentieth century Third Avant-Garde, on the other side. Niemeyer and Hadid share the theme of fluidity. For Niemeyer (who was a Marxist), it expressed a political drive as a metaphor for freedom and progress. In Hadid’s case, it acted, instead, as a fitting language for our contemporary liquid society, in turn a metaphor of the free interactions between human beings made explicit in urban sites and
    geographical territories. Beyond the clear differences, what the two architects ultimately share as the innovating power of their works is the liberation of form from established rules. For this reason, they belong to the history of Architecture we cherish because it opened new horizons for research and experimentation.

    Abstract:

    I MEMORIALI DI OSCAR NIEMEYER. SCULTURE PER NON DIMENTICARE
    di Nicoletta Trasi

    Il saggio introduttivo espone le ragioni di fare una mostra sui Memoriali di Oscar Niemeyer, e tra queste il fatto che i numerosi memoriali e i monumenti progettati da Niemeyer in Brasile come in altri Paesi del mondo, rappresentano la parte meno nota della sua opera, e inoltre il fatto che, come lui stesso affermò, costituiscono la produzione più importante in quanto dimostrava il suo costante impegno sociale e politico. L’ideale di libertà politica, di democrazia, viene espresso con la libertà plastica offerta dalla linea curva: nella maggior parte dei casi, si tratta di vere e proprie sculture, realizzate appunto, per non dimenticare.
    La sua opera è senz’altro la concretizzazione della sua genialità creativa, ma anche l’espressione del suo impegno ideologico e di solidarietà con i movimenti sociali, popolari e democratici.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER’S MEMORIALS. LEST WE FORGET
    by Nicoletta Trasi

    The introductory essay explains the reasons for doing an exhibition on the Memorials of Oscar Niemeyer, and among these, is the fact that the numerous memorials and monuments designed by Niemeyer in Brazil as in other countries of the world, represent the least known part of his work, and moreover, he himself affirmed, constitute the most important production as it demonstrated his constant social and political activism. The ideal of political freedom and democracy is conveyed through the plastic freedom of the curved line: in most cases, these are real sculptures, made, in fact, not to forget.
    His work is certainly the realization of his creative genius, but it’s also the display of his ideological activism, and of solidarity with the social and democratic movements.

    L’AMICO OSCAR
    di Domenico De Masi

    De Masi ci presenta il suo grande amico Oscar Niemeyer, con cui ha condiviso tra l’altro l’avventura del progetto per l’auditorium di Ravello, raccontando diversi momenti della loro amicizia, ma soprattutto mettendo in luce la sua genialità: Niemeyer è grande sotto molti aspetti: quello artistico, con cui è riuscito a mutare il volto dell’intero Brasile e ad arricchire di capolavori
    il patrimonio estetico dell’intera umanità; quello politico, con cui ha testimoniato per tutta la vita il suo amore battagliero per i poveri, ha combattuto coraggiosamente la dittatura dei militari, ha patito l’esilio; quello civile, per cui ha continuato imperterrito, per tutta la sua lunga vita, ad affiancare le lotte dei “senza
    terra”, degli ambientalisti, dei diseredati, dei perseguitati e dei poveri, di cui ha condiviso la frugalità (“Io mi vergognerei se fossi un uomo ricco”); quello umano, per cui resta un genio buono, semplice, disponibile, generoso e intransigente.

    Abstract:

    MY FRIEND OSCAR
    by Domenico De Masi

    De Masi presents his great friend Oscar Niemeyer, with whom he shared, among other things, the adventure of the Ravello auditorium project, telling different moments of their friendship, but above all highlighting his genius: Niemeyer was great in many respects. On the artistic side, he managed to change the look of Brazil as a whole, and to enrich with his masterpieces all humanity’s aesthetic heritage. On the political side, he testified all his life to his love for the poor, he bravely fought the military dictatorship, he suffered exile. On the civic side, he unflinchingly supported, throughout his long life, the struggles of the landless workers, the environmentalists, the destitute, the victims of persecution, the poor, and shared their frugality (“I’d be ashamed if I was a rich man”). On the human side, he stayed a good-hearted genius, simple, helpful, generous and inflexible.

    Abstract:

    LE REALIZZAZIONI FRANCESI DI OSCAR NIEMEYER. TRE PROGETTI D’IMPEGNO POLITICO
    di Maria Salerno

    Il testo di Maria Salerno, nostra corrispondente da Parigi, descrive tre progetti che Niemeyer realizzò in Francia tra il 1967 e il 1989 : la sede del Partito Comunista Francese a Parigi, la Bourse du travail a Bobigny e la sede del giornale l’Humanité a Saint-Denis costituiscono un insieme di opere caratteristiche del suo linguaggio architettonico legate tra loro da uno stesso filo conduttore: l’ideale politico comunista.
    Geograficamente questi tre progetti sono tutti situati in zone popolari di forte immigrazione: lontano dal centro di Parigi, nella 19a circoscrizione per la sede del PCF, o nella periferia di Parigi, a Bobigny e Saint-Denis, per la Bourse du travail e la sede de l’“Humanité”, luoghi dove la presenza di questi edifici assume una valenza sociale simbolica importante.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER’S DESIGNS IN FRANCE. THREE POLITICALLY COMMITTED PROJECTS
    by Maria Salerno

    The text of Maria Salerno, our correspondent from Paris, describes three projects that Niemeyer created in France between 1967 and 1989: the headquarters of the French Communist Party in Paris, the Bourse du travail in Bobigny and the offices of the newspaper l’Humanité in Saint-Denis which, as a group of works, exemplify his architectural language and feature a unifying theme: the Communist political ideal.
    In terms of location, the three buildings share suburban sites in working class areas mainly occupied by immigrants – in the 19th arrondissement in the case of the FCP’s headquarters, and in Bobigny and Saint-Denis, respectively, for the Bourse du travail and the offices of l’“Humanité”. In such locations, the buildings would obviously play an important symbolic role in social terms.

    Abstract:

    MEMORIAL JUSCELINO KUBITSCHEK
    Una surpresa monumental

    di Teodora M. M. Piccinno

    L’idea di Oscar Niemeyer e di Dona Sarah – vedova dell’ex presidente brasiliano Juscelino Kubitshek cui il Memoriale è dedicato – era quella di costruire un monumento che avrebbe sintetizzato l’importanza del Capo di Stato nello sviluppo economico e politico del Brasile e che avrebbe mantenuto vivo il suo entusiasmo e la sua fiducia nel futuro della nazione. L’edificio si compone di un corpo basamentale di marmo bianco all’esterno e di uno spazio ipogeo all’interno, inaspettatamente basso, con una stanza circolare di 10 metri di diametro coperta da granito nero, che accoglie il Mausoléu irradiato dalla luce proveniente dalla vetrata dell’artista Marianne Peretti.
    Alle spalle e dinanzi al sepolcro funebre, la Casa de Cultura si estende nel restante spazio, proponendo la grande eredità del patrimonio ideologico di JK. È qui che Niemeyer, parafrasando le sue stesse parole, ha cercato la bellezza architettonica, creando una surpresa monumental rivestita di marmo.

    Abstract:

    MEMORIAL JUSCELINO KUBITSCHEK
    A monumental surprise

    by Teodora M. M. Piccinno

    The idea by Oscar Niemeyer and Dona Sarah – the widow of the former Brazilian president Juscelino Kubitshek – was to build a monument that would both celebrate JK’s importance for Brazil’s economic and political development and to uphold his enthusiasm and confidence in the nation’s future.
    The building is composed by an external white marble basement and by an unexpectedly low underground space with a circular room, 10 metres in diameter and covered with black granite. This room is the Mausoléu with light coming in through the glass window designed by artist Marianne Peretti.
    Behind and in front the tomb, the Casa de Cultura spreads on the remaining space, suggesting the great legacy of JK’s ideological heritage. Paraphrasing Niemeyer himself, it is here that he tried to achieve architectural beauty, creating a surpresa monumental encased in marble.

    Abstract:

    PANTEÃO DA LIBERDADE E DA DEMOCRACIA TANCREDO NEVES. LA FIAMMA DELLA LIBERTÀ
    di Teodora M. M. Piccinno

    Oscar Niemeyer concepisce il Panteão di Brasilia dopo il clamore nazionale causato dalla morte di Tancredo Neves che, ammalatosi alla vigilia del suo insediamento nel 1985, morì poco dopo, senza mai entrare in carica. Egli fu il primo presidente del Brasile democraticamente eletto nel 1984 dopo vent’anni di dittatura da parte del regime militare. Il Pantheon omaggia dunque coloro che si sono distinti a favore della patria e della democrazia a partire da Tiradentes.
    La preoccupazione di Niemeyer fu l’integrazione del monumento con la Praça dos Três Poderes, chiusa sui tre lati dal Congreso Nacional, il Supremo Tribunal Federal e il Palàcio do Planalto. Il Panteão doveva dialogare plasticamente all’interno del disegno dei Palazzi esistenti con una identità riconoscibile nella sua forma compatta e leggera. Una scultura a forma di colomba fu immaginata da Niemeyer e incastonata nella lunga visuale che si scorge nell’Axe Monumental, alle spalle del Congreso Nacional.

    Abstract:

    PANTEÃO DA LIBERDADE E DA DEMOCRACIA TANCREDO NEVES. THE FLAME OF FREEDOM
    by Teodora M. M. Piccinno

    Oscar Niemeyer envisions the Panteão (in Brasilia) after the public clamour following the death of Tancredo Neves. After falling ill at the eve of his tenure’s start, in 1985, Neves died soon after, without ever swearing in. Elected in 1984 by an electoral college, he was the first Brazilian president democratically chosen, after twenty years of military dictatorship. The Pantheon honours those who stood out in their service of the Country and of democracy, starting from Tiradentes.
    Niemeyer’s chief concern was to integrate the monument with the Praça dos Três Poderes, which is enclosed on three sides – by the Congreso Nacional, the Supremo Tribunal Federal, and the Palàcio do Planalto. The Panteão is supposed to organically integrate in the design of the existing buildings, but with a recognizable identity thanks to a compact and light shape. Niemeyer imagined the sculpture of a dove, encased in the long view visible on the Axe Monumental, behind the Congreso Nacional.

    Abstract:

    TORTURA NUNCA MAIS. MAI, SENZA EUFEMISMI
    di Andrea Valeriani

    La scultura venne commissionata a Oscar Niemeyer dal Grupo Tortura Nunca Mais, un’associazione di difesa dei diritti umani fondata a Rio de Janeiro dall’attivista Cecília Coimbra nel 1985, nello stesso anno in cui cadde il regime che per vent’anni (1964-1984) ha oppresso il Brasile.
    L’organizzazione, che oggi è ancora attiva e che ha sedi nelle più importanti città del Paese, è nata per iniziativa degli oppositori politici e dei parenti delle vittime di tortura che hanno vissuto sulla propria pelle la criminale efferatezza della dittatura, di cui l’opera è un forte atto di denuncia. Niemeyer – che ha sofferto egli stesso del clima di oppressione dei militari – ha disegnato una figura iconica (che ancora oggi è utilizzata come logo dell’associazione): una lancia metallica lunga 25 metri, dipinta di rosso, colore aspro e violento che spesso ritorna nei suoi lavori, sulla cui punta è posta una sagoma umana, trafitta e sofferente, che esprime senza nessun filtro e senza alcun addolcimento eufemistico il proprio j’accuse contro i carnefici.

    Abstract:

    TORTURA NUNCA MAIS / NO EUPHEMISMS: NEVER AGAIN TORTURE
    by Andrea Valeriani

    Oscar Niemeyer was asked to design the sculpture by the Grupo Tortura Nunca Mais – an association for the defence of human rights founded by Cecília Coimbra in Rio de Janeiro in 1985, the same year of the fall of the regime that oppressed Brazil for twenty years (1964-1985).
    The organization is still active today and has branches in the most important Brazilian cities; it was born thanks to the initiative of political dissidents and relatives of the victims of torture, who experienced on their skin the dictatorship’s criminal ferocity, against which the work is a strong statement of complaint.
    Niemeyer – who was personally affected by the military oppressive atmosphere – designed an iconic figure (which is used as the association’s logo to this day): a metallic spear 25 metres long, painted red, a harsh and violent colour that is recurrent in his works, on whose cusp there is a human shape, pierced through and suffering, accusing its tormentors without any filter and any euphemistic mitigation.

    Abstract:

    MEMORIAL 9 DE NOVEMBRO. MONUMENTO ALLA GIUSTIZIA E ALLA LIBERTÀ
    di Nicoletta Trasi

    Il memoriale del 9 Novembre, realizzato a Volta Redonda (in provincia di Rio de Janeiro), denuncia l’assassinio (compiuto dall’esercito) di tre operai di una fabbrica metallurgica, avvenuto il 9 novembre 1988, durante uno sciopero. Fu distrutto da una bomba il giorno dopo la sua inaugurazione.
    Con queste parole Oscar Niemeyer sintetizza perfettamente la forza e al tempo stesso il dolore contenuti
    nella storia di questo memoriale: forza nel volerlo assolutamente ricostruire senza cedere alle lettere di minaccia ricevute, e nell’aggiungere durante il restauro, una frase molto chiara che non lascia dubbi: Niente, nemmeno la bomba che ha distrutto questo monumento, può fermare chi combatte per la giustizia e per la libertà.

    Abstract:

    MEMORIAL 9 DE NOVEMBRO. A MONUMENT TO JUSTICE AND FREEDOM
    by Nicoletta Trasi

    The memorial 9 de Novembro, made in Volta Redonda (in the province of Rio de Janeiro), denounces the assassination (carried out by the army) of three workers of a metallurgical factory, which took place on November 9, 1988, during a strike. It was destroyed by a bomb the day after its inauguration.
    With these words, Oscar Niemeyer perfectly summarizes the strength, and at the same time the sorrow,
    encapsulated in the story of this memorial. Strength, in the absolute will to restore it, without yielding in the face of the threatening letters received, and in adding during the restoration a very clear sentence, which leaves no doubts: Nothing, not even the bomb that destroyed this monument, can stop those who fight for justice and freedom.

    Abstract:

    MÃO NO MEMORIAL DA AMÉRICA LATINA. UNA PIAZZA PER IL CONTINENTE FERITO
    di Andrea Valeriani

    Il “Memorial da América Latina” è stato creato a San Paolo con lo scopo di promuovere la cultura
    e le relazioni di amicizia fra i Paesi latino-americani, di lingua spagnola o portoghese. Il complesso disegnato da Oscar Niemeyer si estende su oltre 84.000 mq di superficie e si compone di sei edifici principali (tra cui la Biblioteca Latino-Americana, il Pavilhão da Criatividade e l’Auditório Simón Bolívar), candidi oggetti fatti di linee purissime dal tratto fortemente iconico. Tutti gravitano attorno alla Praça Civica, enorme spazio aperto di 12.000 mq di superficie, nella quale trova spazio una delle sculture più note di Niemeyer, la Mão (mano). Con la Mão, Niemeyer richiama l’attenzione del visitatore, imponendo un segno architettonico ben evidente ma anche un grido: “Alt!”, pare ammonire. Un Alt! contro i soprusi e contro la violenza di una terra in cui la vita umana spesso vale troppo poco. Per scuotere e turbare le coscienze, egli traccia sulla mano di cemento bianco, dal tratto ingenuo e abbozzato quasi l’avesse disegnata un bambino innocente, una profonda ferita, una stimmate di rosso vermiglio in bassorilievo, la sagoma dell’America Latina grondante sangue.

    Abstract:

    MÃO NO MEMORIAL DA AMÉRICA LATINA. A PLAZA FOR THE WOUNDED CONTINENT
    by Andrea Valeriani

    The “Memorial da América Latina” was created in São Paulo to promote the culture and friendly relations between Latin American countries, of Spanish or Portuguese language. The complex designed by Oscar Niemeyer extends on an area of more than 84.000 square metres, and it consists of six main buildings (among them, the Latin American Library, the Pavilhão da Criatividade and the Auditório Simón Bolívar), snow-white objects made of the purest of lines, with a greatly iconic stroke. They all gravitate around the Praça Civica, a huge open space of 12.000 square meters. Within it is housed one of the most famous of Niemeyer’s sculptures, which over time became one of the symbols of the São Paulo metropolis: Mão (“hand”). With the Mão, Niemeyer attracts the visitor’s attention, imposing a well-visible architectural sign, but also a cry: “Halt!”, it seems to order. A Halt! against the abuse and the violence of a land where human life is often worth too little. To rattle and trouble the conscience, on the white concrete hand – drawn with naïve and crude lines, as though an innocent child did – he draws a deep wound, a bas-relief vermilion stigma, the shape of Latin America dripping blood.

    Abstract:

    MEMORIAL DA COLUNA PRESTES EM TOCANTINS.
    di Teodora M. M. Piccinno

    Il progetto fu realizzato nel 2001 a Palmas nel Tocantins, di fronte al Palazzo del Governo. Il Memoriale onora la marcia attraverso il Brasile, dei membri del Movimento della Coluna Prestes e il passaggio nello stato del Tocantins tra il 1924 e il 1927, sotto il comando principale di Carlos Prestes. Il movimento prende il nome dal suo comandante e denunciava la povertà della popolazione e lo sfruttamento dei poveri da parte dei leader politici. Esso fu guidato da militari in forte contrasto con il governo della Vecchia Repubblica e dell’élite agraria e combatteva per ottenere la democrazia.
    È il vermelho del sangue ancora una volta ad ispirare Niemeyer: la rampa di accesso al Memoriale, dalla curva sinuosa, che ricorda il MAC di Niteroi, è tinta di rosso nel suo percorso. Essa introduce il visitatore all’esterno verso la scultura in bronzo, che sorge su un piedistallo immerso in una superficie acquea, del Cavaleiro da Luz, che rappresenta Prestes, e che fu realizzata dall’artista Maurìcio Bentes. All’interno, nella grande volta a botte, lo spazio voltato è invece inframmezzato da un lungo corridoio che corre su tutta la lunghezza, dividendo l’area espositiva dall’auditorium.

    Abstract:

    MEMORIAL DA COLUNA PRESTES EM TOCANTINS.
    by Teodora M. M. Piccinno

    The project was realized in 2001 in Palmas, Tocantins, in front of the Government Building. The Memorial honours the march through Brazil faced by the members of the Prestes Column Movement, and their passage through the state of Tocantins between 1924 and 1927, under the command of Carlos Prestes. The movement, taking its name from its commander, denounced the poverty of the population and the exploitation of the poor at the hands of the political leaders. The Movement’s military leadership strongly opposed the government of the Old Republic and the landowners’ elite; they fought for democracy, to end poverty and social injustice.
    The vermelho of blood inspires Niemeyer; the access ramp to the Memorial – with a winding curve reminiscent of the Niteroi Contemporary Art Museum – is red. The ramp takes the visitor outside and to the bronze sculpture of the Cavaleiro da Luz, standing on a pedestal that rises from a body of water.
    The statue, realized by artist Maurìcio Bentes, represents Prestes. Inside the Memorial, underneath the vast barrel vault, is a vaulted space halved by a long corridor that runs along its whole length, and that divides the exhibition area from the concert hall.

    Abstract:

    MEMORIAL MARIA ARAGAO. LOTTARE PER UN IDEALE

    di Nicoletta Trasi

    Il memoriale di Maria Aragao a São Luiz (nello stato del Maranhao) ricorda un movimento di resistenza di cui questa donna fu la figura di punta: Maria Aragao (1910-1991), oltre ad essere donna di
    grande cultura nonché medico e professoressa, è stata leader del Partito Comunista Brasiliano nello stato
    di Maranhão e conosciuta per la sua lotta contro il regime militare negli anni ‘60. Nacque in condizioni di estrema povertà, ma presto cercò di superarle; combatté quei pregiudizi tipici dell’inizio secolo scorso come il fatto di essere donna e di colore; fu perseguitata dalla dittatura per il suo sogno di aiutare l’umanità. Durante la sua direzione del quotidiano Tribunal do Povo ha lottato contro la dittatura e come medico, Maria Aragão si dedicò alle cause sociali, combattendo per una società più giusta ed egualitaria come lei stessa affermava. Continua ancora oggi ad essere un riferimento per la lotta popolare e la sua storia è stata oggetto di libri e di film.

    Abstract:

    ESCULTURAS DE COPACABANA. LEST WE FORGET
    by Nicoletta Trasi
    The sculptural group is formed by five pieces, very distinct in vermelho red steel, each of which has a different meaning, but everyone is however the metaphor of that solidarity always invoked by Niemeyer. In 1999, the five sculptures were installed in Leme, the starting stretch of Copacabana’s beach – one of the places Niemeyer loved the most. But Leme is also one of the places most visited by the citizens of Rio (and not only them), in order to the citizens observe and remember, observe and not forget.
    Unfortunately, the ‘Copacabana memorial’ remained on the beach only a few months. In 2000 a new mayor, a man incapable of understanding the value of a work of art, and so he ordered to remove it, without any discernible cause and without warning the artist.

    Abstract:

    ESCULTURAS DE COPACABANA. PER NON DIMENTICARE
    di Nicoletta Trasi

    Il gruppo scultoreo è formato da cinque pezzi, ben distinti in acciaio colorato rosso vermiglio, ognuno dei quali ha un significato diverso, ma che nell’insieme comunque sono la metafora di quella solidarietà sempre invocata da Niemeyer. Le cinque sculture nel 1999 furono installate sulla spiaggia di Copacabana nel tratto iniziale di Leme, luogo tra i più amati da Niemeyer. Ma anche luogo tra i più frequentati dai cittadini di Rio (e non solo), proprio affinché i passanti potessero osservare e ricordare, osservare e non dimenticare.
    Purtroppo, il ‘memoriale di Copacabana’ rimase solo pochi mesi sulla spiaggia perché nel 2000 venne un
    nuovo sindaco incapace di comprendere il valore di un’opera d’arte, e quindi ordinò di rimuoverla,
    senza una apparente ragione e senza avvisarne l’autore.

    Abstract:

    ESCULTURAS DE COPACABANA. LEST WE FORGET
    by Nicoletta Trasi

    The sculptural group is formed by five pieces, very distinct in vermelho red steel, each of which has a different meaning, but everyone is however the metaphor of that solidarity always invoked by Niemeyer. In 1999, the five sculptures were installed in Leme, the starting stretch of Copacabana’s beach – one of the places Niemeyer loved the most. But Leme is also one of the places most visited by the citizens of Rio (and not only them), in order to the citizens observe and remember, observe and not forget.
    Unfortunately, the ‘Copacabana memorial’ remained on the beach only a few months. In 2000 a new mayor, a man incapable of understanding the value of a work of art, and so he ordered to remove it, without any discernible cause and without warning the artist.

    Abstract:

    STELE IN MEMORIA DELLE BRIGADES INTERNATIONALES. UN PICCOLO MONUMENTO PER UNA GRANDE LOTTA
    di Andrea Valeriani

    Con uno spirito da sempre predisposto alla celebrazione dell’eroismo rivoluzionario, Oscar Niemeyer disegna nel 1999 una stele in memoria dei militanti delle Brigades Internationales, che combatterono contro Francisco Franco negli anni della Guerra Civile spagnola (1936-1939). L’opera accoglie i visitatori all’entrata del giardino del Musée de la Résistance Nationale a Champigny-sur-Marne, nella banlieue sud-est di Parigi. È un oggetto di dimensioni contenute: un blocco di cemento di quattro metri, di cui tre fuori terra, cui viene a sua volta applicata una lastra in marmo. Un parallelepipedo bianchissimo, che intende invocare la pace e la pietà per i combattenti caduti nella lotta al nazi-fascismo in Spagna. L’omaggio ai martiri è rappresentato da una mano che lascia cadere dei fiori sulla salma appena abbozzata di un militante disteso a terra, esanime in una pozza di sangue, ma che ancora tiene stretto con forza il fucile che lo ha accompagnato nella propria lotta.

    Abstract:

    MEMORIAL STONE FOR THE BRIGADES INTERNATIONALES. A SMALL MONUMENT FOR A GREAT FIGHT
    by Andrea Valeriani

    Oscar Niemeyer has always had a spirit given to celebrating revolutionary heroism, that’s why he designed in 1999 a memorial stone to honour the Brigades Internationales, which fought against Francisco Franco during the Spanish Civil War (1936-1939).
    The work welcomes the visitor at the entrance of the garden of the Musée de la Résistance Nationale, in Champigny-sur-Marne, south-east banlieue of Paris. It’s an object of diminutive size: a four-metre cement block, three above ground, and a marble slab applied to it. A snow-white parallelepiped, its limpidity an invocation of peace and compassion for the combatants who fell in the fight against Nazi-fascism in Spain. The homage to the martyrs is symbolized by a hand scattering flowers on the barely-defined corpse of a militant lying on the ground; the combatant lies lifeless in a pool of blood, but he still clutches tightly the rifle that stayed with him during his battle.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: CREDERE NELL’ARTE E NELLA MODERNITÀ
    di Rosalba Belibani

    Curatrice della rubrica ‘Territori digitali’, Belibani mette in rilievo l’aspetto della comunicazione del progetto nell’opera di Niemeyer, partendo dai suoi famosi schizzi a mano. È unica, infatti, l’espressività sintetica dei suoi schizzi accompagnati spesso da una necessaria explicação, un breve scritto illustrativo, che trasformano la trasmissione in una anticipazione del prodotto multimediale, una visualizzazione emotiva costituita da più media, il disegno e il commento. In una intervista concessa a Nicoletta
    Trasi, in risposta a una domanda diretta sull’uso del computer, afferma di procedere all’antico modo, come Gaudí, come Filippo Calendario (architetto del 1340), come gli egiziani e sostiene che la cosa
    più importante per un architetto è saper visualizzare il proprio progetto, proprio ciò che la virtualità oggi facilmente permette di esperire. Solo in tarda età, quasi centenario, si affida al genero per tradurre nel computer alcuni progetti, ma i risultati oggi non sono degni di nota, così freddi e schematici.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: BELIEVING IN ART AND MODERNITY
    by Rosalba Belibani

    Curator of the column ‘Digital’, R. Belibani highlights the aspect of communication of the project in Niemeyer’s work, starting from his famous sketches by hand. Indeed, the concise expressiveness
    of his sketches, often complemented by a necessary explicação, or a short description, is nothing but unique.
    They effectively transformed communication in an anticipation of the multimedia product, an emotional visualization that included several media along with drawing and description.
    When Nicoletta Trasi questioned him directly about the use of computers, he said that he still worked in an old-fashioned manner, like Gaudí, Filippo Calendario (a fourteenth Century italian architect), or the Egyptians. More importantly, he argued that an architect should be able to visualize his design, a result we achieve even more easily today by relying on virtual reality. Only when he was nearing 100 years of age, did he allow his son-in-law to use a computer to transfer some of his designs. Seen today, however, the cold and schematic results are unremarkable.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: INVENZIONE, FORMA, STRUTTURA
    di Roberta Lucente

    Curatrice della rubrica ‘Intersezioni linguistiche’, Lucente mette in rilievo il rapporto tra forma e struttura nell’opera di Niemeyer, ma ancor prima mette in risalto la sua poliedrica personalità : architetto, urbanista, scrittore, poeta, artista, scultore, industrial designer, attivista politico; e ancor prima uomo e cittadino, partecipe e testimone accorato di una umanità tormentata e dolente.
    L’innovazione formale, perseguita a ogni nuova occasione progettuale come obiettivo intrinseco e ragione prima dell’architettura, volta a destare sorpresa nei suoi fruitori come di fronte a qualcosa di “inatteso” e “imprevisto”, trae dunque, nell’opera di Niemeyer, linfa e sostanza dall’arditezza strutturale; da lui ricercata nell’alveo dell’enorme potenziale del cemento armato, che diviene perciò suo materiale d’elezione, veicolo attraverso il quale “avere accesso a un mondo di curve” da modellare e intagliare come “sculture”.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: INVENTION, FORM, STRUCTURE
    by Roberta Lucente

    Curator of the column “Language’s intersections”, Lucente highlights the relationship between form and structure in Niemeyer’s work, but even before it highlights its multi-faceted personality: architect, urban planner, writer, poet, artist, sculptor, industrial designer, political activist – and, most importantly, a man and a citizen who cared and deeply felt for a tormented and pained humanity.
    The formal innovation Niemeyer invariably pursued in his work as an implicit goal and a primary reason for architecture, as well as a way to elicit surprise in its users due to its “unexpected” and “unforeseen” quality, was firmly rooted in and inspired by the structural boldness made possible by the huge potential of reinforced concrete. This would become his favorite material as the medium through which he could “gain access to a world of curves” that lent themselves to be “sculpturally” shaped and carved.

    Abstract:

    NIEMEYER E LA TRASFORMAZIONE DI UN’AREA ABBANDONATA: IL CAMPUS UNIVERSITARIO DI COSTANTINE, ALGERIA 1968-72
    di Maurizio Petrangeli

    Curatore della rubrica ‘Trasformazioni’, Petrangeli ci parla di un famoso progetto di trasformazione urbana e paesaggistica che Niemeyer realizzò in Algeria nel 1972 : il Campus universitario di Costantina, che nasceva su un sito abbandonato posto su un altipiano, da cui si gode una splendida vista dell’antica Costantine.

    Abstract:

    NIEMEYER AND THE TRANSFORMATION OF AN ABANDONED AREA: THE UNIVERSITY CAMPUS OF CONSTANTINE, ALGERIA 1968-72
    by Maurizio Petrangeli

    Curator of the column “Transformations” section, Petrangeli talks about a famous urban and landscape transformation project that Niemeyer created in Algeria in 1972: the University campus of Constantine, which was born on an abandoned site set on a plateau, with amazing views over the old city of Constantine.

    Abstract:

    ARCHITETTURA & DINTORNI
    di Maria Intrieri

    Curatrice della sezione ‘Architettura e dintorni’, M. Intrieri racconta tutti gli eventi che ci sono stati in giro per il mondo per la scomparsa di Oscar Niemeyer nel 2012. Ma la notorietà di Niemeyer è legata anche ad opere ‘pop’ che hanno il valore di portare le sue idee alla gente comune. Ecco allora che lo troviamo catapultato nel cartoon dei Simpson o sulla tomaia di una Converse con il suo Poema da curva o con uno dei
    suoi tanti schizzi sul quadrante di uno Swatch o ancora a rappresentare con il suo volto il Re di Picche su una carta da Poker.

    Abstract:

    OVERLOOKING ARCHITECTURE
    by Maria Intrieri

    Curator of the section “Overlooking Architecture”, Intrieri recounts all the events that have been around the world for the disappearance of Oscar Niemeyer in 2012. But Niemeyer’s renown also derives from a host of ‘pop’ homages that should be credited with making his ideas accessible to common people. There are several examples, including his appearance in an episode of The Simpsons; his Poema da curva printed on the upper of a Converse shoe; one of his many sketches reproduced on a Swatch clock-face, or even his likeness used as the Kind of Spades in a poker cards deck.

    Metamorfosi - Quaderni di Architettura - test composizione numeri 1 e 2gianfranco