Metamorfosi – Quaderni di Architettura – test composizione abstract

    il numero 3:

    QUARTA DI COPERTINA
    L’opera di Oscar Niemeyer è senz’altro la concretizzazione della sua genialità creativa, ma è anche l’espressione del suo impegno ideologico e di solidarietà con i movimenti sociali, popolari e democratici. I numerosi memoriali che ha progettato e realizzato ne sono la testimonianza.
    Quasi centenario, quanto è stato intervistato da Nicoletta Trasi, era ancora straordinariamente capace di immaginare, di creare, di realizzare; architetto, scultore, designer e anche scrittore di talento, uomo che verso la fin della sua vita sentiva ancor di più il peso della miseria e della tristezza del mondo: “Ciò che mi turba di più, diceva, non sono le sfide della vita, ma l’immensa sofferenza dei più poveri di fronte al sorriso indifferente degli uomini….”

    Back Cover
    Oscar Niemeyer’s work is certainly the concretization of his creative genius, but it is also the expression of his ideological commitment and solidarity with social, popular and democratic movements. And the many Memorials he designed are proof of it. Nearly centenary, when I interviewed him, Niemeyer was still amazingly able to imagine, to create, to realize; architect, sculptor, designer and even talented writer, a man who felt, even more at the end of his life, the weight of misery and sadness of the world: “…What troubles me more isn’t life’s challenges, but the boundless misery of the poor, faced with the indifferent smile of men…”

    Tema monografico / Monographich theme
    Oscar Niemeyer. Memoriali / Oscar Niemeyer’s memorials

    a cura di / edited by Nicoletta Trasi

    Editoriale / Editorial
    3 Gabriele De Giorgi, Un confronto. La seconda stagione del moderno e l’avanguardia / A Comparison. The second Seasons of Modernism and the Avant-garde

    Contributi / Contribution
    9 Nicoletta Trasi, I memoriali di Oscar Niemeyer. Sculture per non dimenticare / Oscar Niemyer’s Memorials. Not to forget
    23 Domenico De Masi, L’amico Oscar / My Ffriend Oscar
    35 Maria Salerno, Le realizzazioni francesi di Oscar Niemeyer. Tre progetti di impegno politico / Oscar Niemeyer’s Designs in France. Three politically committed Projects

    Memoriali / Memorials
    46 Teodora M. M. Piccinno, Memorial Joscelino Kubitschek. Una surpresa monumental / A monumental Surprise
    52 Teodora M. M. Piccinno, Panteao da liberdade e da democracia Tancredo Neves. La fiamma della libertà / The Flame of Freedom
    58 Andrea Valeriani, Tortura nunca mais / Mai. Senza eufemismi / Never. No Euphemisms
    62
    Nicoletta Trasi, Memorial 9 de novembro / Monumento alla giustizia e alla libertà / A monument to Justice and Freedom
    68 Andrea Valeriani, Mao no memorial da América Latina / Una piazza per il continente ferito / A Plaza for the wounded Continent
    74 Teodora M. M. Piccinno, Memorial da coluna prestes em tocantins. La marcia rossa / The red March
    78 Nicoletta Trasi, Memorial Maria Aragao. Lottare per un ideale / Fighting for an Ideal
    84 Nicoletta Trasi, Esculturas de Capocabana. Per non dimenticare / Not to forget
    88 Andrea Valeriani, Stele in memoria delle brigate internazionali / Memorial Stone for Brigades internationales. Un piccolo monumento per una grande lotta / A small Momument for a great Fight

    RUBRICHE / COLUMNS

    Territori digitali / Digital
    94 Rosalba Belibani, Oscar Niemeyer: credere nell’arte e nella modernità / Believing in Art and Modernity

    Intersezioni linguistiche / Languages intersections
    98 Roberta Lucente, Oscar Niemeyer: invenzione, forma, struttura / Invention, Form, Structure

    Trasformazioni / Transformations
    104 Maurizio Petrangeli, Niemeyer e la trasformazione di un’area abbandonata / Niemeyer and the Transformation of an abandoned Area

    Architettura & Dintorni / Overlooking Architecture
    110 Maria Rita Intrieri, 110…Oscar

    colofon / colophon
    Traduzione di / Translation by Clelia Maria Dri (pp. 8-33, 46 – 91) e Antonella Bergamin
    Impaginazione / Book design Officina22

    Abstract:

    UN CONFRONTO. LA SECONDA STAGIONE DEL MODERNO E L’AVANGUARDIA.
    di Gabriele De Giorgi

    L’editoriale parte da un confronto: da una parte Niemeyer, ossia una voce originale e autorevole della seconda stagione del Moderno, dall’altra Hadid, esponente eccellente della Terza Avanguardia del 900. Il tema della fluidità accomuna Niemeyer e Hadid. Per un’istanza politica da parte di Niemeyer (di origine marxista), metafora di libertà e progresso. Per Hadid invece come linguaggio per la società liquida contemporanea, anch’essa metafora delle libere interazioni tra gli uomini, esplicate nei siti urbani e territoriali geografici.
    Oltre alle evidenti differenze però, li accomuna la liberazione della forma da regole precostituite, la forza innovatrice delle loro opere. Per questa ragione appartengono a quella storia dell’architettura che amiamo, perché ha aperto nuovi orizzonti alla ricerca e alla sperimentazione.

    Abstract:

    A COMPARISON. THE SECOND SEASON OF MODERNISM AND THE AVANT-GARDE.
    by Gabriele De Giorgi

    The editorial starts from a comparison. This comparison would see Oscar Niemeyer, an original and influential voice of the second season of Modernism, on one side, and Zaha Hadid, a top-tier representative of the twentieth century Third Avant-Garde, on the other side. Niemeyer and Hadid share the theme of fluidity. For Niemeyer (who was a Marxist), it expressed a political drive as a metaphor for freedom and progress. In Hadid’s case, it acted, instead, as a fitting language for our contemporary liquid society, in turn a metaphor of the free interactions between human beings made explicit in urban sites and
    geographical territories. Beyond the clear differences, what the two architects ultimately share as the innovating power of their works is the liberation of form from established rules. For this reason, they belong to the history of Architecture we cherish because it opened new horizons for research and experimentation.

    Abstract:

    I MEMORIALI DI OSCAR NIEMEYER. SCULTURE PER NON DIMENTICARE
    di Nicoletta Trasi

    Il saggio introduttivo espone le ragioni di fare una mostra sui Memoriali di Oscar Niemeyer, e tra queste il fatto che i numerosi memoriali e i monumenti progettati da Niemeyer in Brasile come in altri Paesi del mondo, rappresentano la parte meno nota della sua opera, e inoltre il fatto che, come lui stesso affermò, costituiscono la produzione più importante in quanto dimostrava il suo costante impegno sociale e politico. L’ideale di libertà politica, di democrazia, viene espresso con la libertà plastica offerta dalla linea curva: nella maggior parte dei casi, si tratta di vere e proprie sculture, realizzate appunto, per non dimenticare.
    La sua opera è senz’altro la concretizzazione della sua genialità creativa, ma anche l’espressione del suo impegno ideologico e di solidarietà con i movimenti sociali, popolari e democratici.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER’S MEMORIALS. LEST WE FORGET
    by Nicoletta Trasi

    The introductory essay explains the reasons for doing an exhibition on the Memorials of Oscar Niemeyer, and among these, is the fact that the numerous memorials and monuments designed by Niemeyer in Brazil as in other countries of the world, represent the least known part of his work, and moreover, he himself affirmed, constitute the most important production as it demonstrated his constant social and political activism. The ideal of political freedom and democracy is conveyed through the plastic freedom of the curved line: in most cases, these are real sculptures, made, in fact, not to forget.
    His work is certainly the realization of his creative genius, but it’s also the display of his ideological activism, and of solidarity with the social and democratic movements.

    L’AMICO OSCAR
    di Domenico De Masi

    De Masi ci presenta il suo grande amico Oscar Niemeyer, con cui ha condiviso tra l’altro l’avventura del progetto per l’auditorium di Ravello, raccontando diversi momenti della loro amicizia, ma soprattutto mettendo in luce la sua genialità: Niemeyer è grande sotto molti aspetti: quello artistico, con cui è riuscito a mutare il volto dell’intero Brasile e ad arricchire di capolavori
    il patrimonio estetico dell’intera umanità; quello politico, con cui ha testimoniato per tutta la vita il suo amore battagliero per i poveri, ha combattuto coraggiosamente la dittatura dei militari, ha patito l’esilio; quello civile, per cui ha continuato imperterrito, per tutta la sua lunga vita, ad affiancare le lotte dei “senza
    terra”, degli ambientalisti, dei diseredati, dei perseguitati e dei poveri, di cui ha condiviso la frugalità (“Io mi vergognerei se fossi un uomo ricco”); quello umano, per cui resta un genio buono, semplice, disponibile, generoso e intransigente.

    Abstract:

    MY FRIEND OSCAR
    by Domenico De Masi

    De Masi presents his great friend Oscar Niemeyer, with whom he shared, among other things, the adventure of the Ravello auditorium project, telling different moments of their friendship, but above all highlighting his genius: Niemeyer was great in many respects. On the artistic side, he managed to change the look of Brazil as a whole, and to enrich with his masterpieces all humanity’s aesthetic heritage. On the political side, he testified all his life to his love for the poor, he bravely fought the military dictatorship, he suffered exile. On the civic side, he unflinchingly supported, throughout his long life, the struggles of the landless workers, the environmentalists, the destitute, the victims of persecution, the poor, and shared their frugality (“I’d be ashamed if I was a rich man”). On the human side, he stayed a good-hearted genius, simple, helpful, generous and inflexible.

    Abstract:

    LE REALIZZAZIONI FRANCESI DI OSCAR NIEMEYER. TRE PROGETTI D’IMPEGNO POLITICO
    di Maria Salerno

    Il testo di Maria Salerno, nostra corrispondente da Parigi, descrive tre progetti che Niemeyer realizzò in Francia tra il 1967 e il 1989 : la sede del Partito Comunista Francese a Parigi, la Bourse du travail a Bobigny e la sede del giornale l’Humanité a Saint-Denis costituiscono un insieme di opere caratteristiche del suo linguaggio architettonico legate tra loro da uno stesso filo conduttore: l’ideale politico comunista.
    Geograficamente questi tre progetti sono tutti situati in zone popolari di forte immigrazione: lontano dal centro di Parigi, nella 19a circoscrizione per la sede del PCF, o nella periferia di Parigi, a Bobigny e Saint-Denis, per la Bourse du travail e la sede de l’“Humanité”, luoghi dove la presenza di questi edifici assume una valenza sociale simbolica importante.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER’S DESIGNS IN FRANCE. THREE POLITICALLY COMMITTED PROJECTS
    by Maria Salerno

    The text of Maria Salerno, our correspondent from Paris, describes three projects that Niemeyer created in France between 1967 and 1989: the headquarters of the French Communist Party in Paris, the Bourse du travail in Bobigny and the offices of the newspaper l’Humanité in Saint-Denis which, as a group of works, exemplify his architectural language and feature a unifying theme: the Communist political ideal.
    In terms of location, the three buildings share suburban sites in working class areas mainly occupied by immigrants – in the 19th arrondissement in the case of the FCP’s headquarters, and in Bobigny and Saint-Denis, respectively, for the Bourse du travail and the offices of l’“Humanité”. In such locations, the buildings would obviously play an important symbolic role in social terms.

    Abstract:

    MEMORIAL JUSCELINO KUBITSCHEK
    Una surpresa monumental

    di Teodora M. M. Piccinno

    L’idea di Oscar Niemeyer e di Dona Sarah – vedova dell’ex presidente brasiliano Juscelino Kubitshek cui il Memoriale è dedicato – era quella di costruire un monumento che avrebbe sintetizzato l’importanza del Capo di Stato nello sviluppo economico e politico del Brasile e che avrebbe mantenuto vivo il suo entusiasmo e la sua fiducia nel futuro della nazione. L’edificio si compone di un corpo basamentale di marmo bianco all’esterno e di uno spazio ipogeo all’interno, inaspettatamente basso, con una stanza circolare di 10 metri di diametro coperta da granito nero, che accoglie il Mausoléu irradiato dalla luce proveniente dalla vetrata dell’artista Marianne Peretti.
    Alle spalle e dinanzi al sepolcro funebre, la Casa de Cultura si estende nel restante spazio, proponendo la grande eredità del patrimonio ideologico di JK. È qui che Niemeyer, parafrasando le sue stesse parole, ha cercato la bellezza architettonica, creando una surpresa monumental rivestita di marmo.

    Abstract:

    MEMORIAL JUSCELINO KUBITSCHEK
    A monumental surprise

    by Teodora M. M. Piccinno

    The idea by Oscar Niemeyer and Dona Sarah – the widow of the former Brazilian president Juscelino Kubitshek – was to build a monument that would both celebrate JK’s importance for Brazil’s economic and political development and to uphold his enthusiasm and confidence in the nation’s future.
    The building is composed by an external white marble basement and by an unexpectedly low underground space with a circular room, 10 metres in diameter and covered with black granite. This room is the Mausoléu with light coming in through the glass window designed by artist Marianne Peretti.
    Behind and in front the tomb, the Casa de Cultura spreads on the remaining space, suggesting the great legacy of JK’s ideological heritage. Paraphrasing Niemeyer himself, it is here that he tried to achieve architectural beauty, creating a surpresa monumental encased in marble.

    Abstract:

    PANTEÃO DA LIBERDADE E DA DEMOCRACIA TANCREDO NEVES. LA FIAMMA DELLA LIBERTÀ
    di Teodora M. M. Piccinno

    Oscar Niemeyer concepisce il Panteão di Brasilia dopo il clamore nazionale causato dalla morte di Tancredo Neves che, ammalatosi alla vigilia del suo insediamento nel 1985, morì poco dopo, senza mai entrare in carica. Egli fu il primo presidente del Brasile democraticamente eletto nel 1984 dopo vent’anni di dittatura da parte del regime militare. Il Pantheon omaggia dunque coloro che si sono distinti a favore della patria e della democrazia a partire da Tiradentes.
    La preoccupazione di Niemeyer fu l’integrazione del monumento con la Praça dos Três Poderes, chiusa sui tre lati dal Congreso Nacional, il Supremo Tribunal Federal e il Palàcio do Planalto. Il Panteão doveva dialogare plasticamente all’interno del disegno dei Palazzi esistenti con una identità riconoscibile nella sua forma compatta e leggera. Una scultura a forma di colomba fu immaginata da Niemeyer e incastonata nella lunga visuale che si scorge nell’Axe Monumental, alle spalle del Congreso Nacional.

    Abstract:

    PANTEÃO DA LIBERDADE E DA DEMOCRACIA TANCREDO NEVES. THE FLAME OF FREEDOM
    by Teodora M. M. Piccinno

    Oscar Niemeyer envisions the Panteão (in Brasilia) after the public clamour following the death of Tancredo Neves. After falling ill at the eve of his tenure’s start, in 1985, Neves died soon after, without ever swearing in. Elected in 1984 by an electoral college, he was the first Brazilian president democratically chosen, after twenty years of military dictatorship. The Pantheon honours those who stood out in their service of the Country and of democracy, starting from Tiradentes.
    Niemeyer’s chief concern was to integrate the monument with the Praça dos Três Poderes, which is enclosed on three sides – by the Congreso Nacional, the Supremo Tribunal Federal, and the Palàcio do Planalto. The Panteão is supposed to organically integrate in the design of the existing buildings, but with a recognizable identity thanks to a compact and light shape. Niemeyer imagined the sculpture of a dove, encased in the long view visible on the Axe Monumental, behind the Congreso Nacional.

    Abstract:

    TORTURA NUNCA MAIS. MAI, SENZA EUFEMISMI
    di Andrea Valeriani

    La scultura venne commissionata a Oscar Niemeyer dal Grupo Tortura Nunca Mais, un’associazione di difesa dei diritti umani fondata a Rio de Janeiro dall’attivista Cecília Coimbra nel 1985, nello stesso anno in cui cadde il regime che per vent’anni (1964-1984) ha oppresso il Brasile.
    L’organizzazione, che oggi è ancora attiva e che ha sedi nelle più importanti città del Paese, è nata per iniziativa degli oppositori politici e dei parenti delle vittime di tortura che hanno vissuto sulla propria pelle la criminale efferatezza della dittatura, di cui l’opera è un forte atto di denuncia. Niemeyer – che ha sofferto egli stesso del clima di oppressione dei militari – ha disegnato una figura iconica (che ancora oggi è utilizzata come logo dell’associazione): una lancia metallica lunga 25 metri, dipinta di rosso, colore aspro e violento che spesso ritorna nei suoi lavori, sulla cui punta è posta una sagoma umana, trafitta e sofferente, che esprime senza nessun filtro e senza alcun addolcimento eufemistico il proprio j’accuse contro i carnefici.

    Abstract:

    TORTURA NUNCA MAIS / NO EUPHEMISMS: NEVER AGAIN TORTURE
    by Andrea Valeriani

    Oscar Niemeyer was asked to design the sculpture by the Grupo Tortura Nunca Mais – an association for the defence of human rights founded by Cecília Coimbra in Rio de Janeiro in 1985, the same year of the fall of the regime that oppressed Brazil for twenty years (1964-1985).
    The organization is still active today and has branches in the most important Brazilian cities; it was born thanks to the initiative of political dissidents and relatives of the victims of torture, who experienced on their skin the dictatorship’s criminal ferocity, against which the work is a strong statement of complaint.
    Niemeyer – who was personally affected by the military oppressive atmosphere – designed an iconic figure (which is used as the association’s logo to this day): a metallic spear 25 metres long, painted red, a harsh and violent colour that is recurrent in his works, on whose cusp there is a human shape, pierced through and suffering, accusing its tormentors without any filter and any euphemistic mitigation.

    Abstract:

    MEMORIAL 9 DE NOVEMBRO. MONUMENTO ALLA GIUSTIZIA E ALLA LIBERTÀ
    di Nicoletta Trasi

    Il memoriale del 9 Novembre, realizzato a Volta Redonda (in provincia di Rio de Janeiro), denuncia l’assassinio (compiuto dall’esercito) di tre operai di una fabbrica metallurgica, avvenuto il 9 novembre 1988, durante uno sciopero. Fu distrutto da una bomba il giorno dopo la sua inaugurazione.
    Con queste parole Oscar Niemeyer sintetizza perfettamente la forza e al tempo stesso il dolore contenuti
    nella storia di questo memoriale: forza nel volerlo assolutamente ricostruire senza cedere alle lettere di minaccia ricevute, e nell’aggiungere durante il restauro, una frase molto chiara che non lascia dubbi: Niente, nemmeno la bomba che ha distrutto questo monumento, può fermare chi combatte per la giustizia e per la libertà.

    Abstract:

    MEMORIAL 9 DE NOVEMBRO. A MONUMENT TO JUSTICE AND FREEDOM
    by Nicoletta Trasi

    The memorial 9 de Novembro, made in Volta Redonda (in the province of Rio de Janeiro), denounces the assassination (carried out by the army) of three workers of a metallurgical factory, which took place on November 9, 1988, during a strike. It was destroyed by a bomb the day after its inauguration.
    With these words, Oscar Niemeyer perfectly summarizes the strength, and at the same time the sorrow,
    encapsulated in the story of this memorial. Strength, in the absolute will to restore it, without yielding in the face of the threatening letters received, and in adding during the restoration a very clear sentence, which leaves no doubts: Nothing, not even the bomb that destroyed this monument, can stop those who fight for justice and freedom.

    Abstract:

    MÃO NO MEMORIAL DA AMÉRICA LATINA. UNA PIAZZA PER IL CONTINENTE FERITO
    di Andrea Valeriani

    Il “Memorial da América Latina” è stato creato a San Paolo con lo scopo di promuovere la cultura
    e le relazioni di amicizia fra i Paesi latino-americani, di lingua spagnola o portoghese. Il complesso disegnato da Oscar Niemeyer si estende su oltre 84.000 mq di superficie e si compone di sei edifici principali (tra cui la Biblioteca Latino-Americana, il Pavilhão da Criatividade e l’Auditório Simón Bolívar), candidi oggetti fatti di linee purissime dal tratto fortemente iconico. Tutti gravitano attorno alla Praça Civica, enorme spazio aperto di 12.000 mq di superficie, nella quale trova spazio una delle sculture più note di Niemeyer, la Mão (mano). Con la Mão, Niemeyer richiama l’attenzione del visitatore, imponendo un segno architettonico ben evidente ma anche un grido: “Alt!”, pare ammonire. Un Alt! contro i soprusi e contro la violenza di una terra in cui la vita umana spesso vale troppo poco. Per scuotere e turbare le coscienze, egli traccia sulla mano di cemento bianco, dal tratto ingenuo e abbozzato quasi l’avesse disegnata un bambino innocente, una profonda ferita, una stimmate di rosso vermiglio in bassorilievo, la sagoma dell’America Latina grondante sangue.

    Abstract:

    MÃO NO MEMORIAL DA AMÉRICA LATINA. A PLAZA FOR THE WOUNDED CONTINENT
    by Andrea Valeriani

    The “Memorial da América Latina” was created in São Paulo to promote the culture and friendly relations between Latin American countries, of Spanish or Portuguese language. The complex designed by Oscar Niemeyer extends on an area of more than 84.000 square metres, and it consists of six main buildings (among them, the Latin American Library, the Pavilhão da Criatividade and the Auditório Simón Bolívar), snow-white objects made of the purest of lines, with a greatly iconic stroke. They all gravitate around the Praça Civica, a huge open space of 12.000 square meters. Within it is housed one of the most famous of Niemeyer’s sculptures, which over time became one of the symbols of the São Paulo metropolis: Mão (“hand”). With the Mão, Niemeyer attracts the visitor’s attention, imposing a well-visible architectural sign, but also a cry: “Halt!”, it seems to order. A Halt! against the abuse and the violence of a land where human life is often worth too little. To rattle and trouble the conscience, on the white concrete hand – drawn with naïve and crude lines, as though an innocent child did – he draws a deep wound, a bas-relief vermilion stigma, the shape of Latin America dripping blood.

    Abstract:

    MEMORIAL DA COLUNA PRESTES EM TOCANTINS.
    di Teodora M. M. Piccinno

    Il progetto fu realizzato nel 2001 a Palmas nel Tocantins, di fronte al Palazzo del Governo. Il Memoriale onora la marcia attraverso il Brasile, dei membri del Movimento della Coluna Prestes e il passaggio nello stato del Tocantins tra il 1924 e il 1927, sotto il comando principale di Carlos Prestes. Il movimento prende il nome dal suo comandante e denunciava la povertà della popolazione e lo sfruttamento dei poveri da parte dei leader politici. Esso fu guidato da militari in forte contrasto con il governo della Vecchia Repubblica e dell’élite agraria e combatteva per ottenere la democrazia.
    È il vermelho del sangue ancora una volta ad ispirare Niemeyer: la rampa di accesso al Memoriale, dalla curva sinuosa, che ricorda il MAC di Niteroi, è tinta di rosso nel suo percorso. Essa introduce il visitatore all’esterno verso la scultura in bronzo, che sorge su un piedistallo immerso in una superficie acquea, del Cavaleiro da Luz, che rappresenta Prestes, e che fu realizzata dall’artista Maurìcio Bentes. All’interno, nella grande volta a botte, lo spazio voltato è invece inframmezzato da un lungo corridoio che corre su tutta la lunghezza, dividendo l’area espositiva dall’auditorium.

    Abstract:

    MEMORIAL DA COLUNA PRESTES EM TOCANTINS.
    by Teodora M. M. Piccinno

    The project was realized in 2001 in Palmas, Tocantins, in front of the Government Building. The Memorial honours the march through Brazil faced by the members of the Prestes Column Movement, and their passage through the state of Tocantins between 1924 and 1927, under the command of Carlos Prestes. The movement, taking its name from its commander, denounced the poverty of the population and the exploitation of the poor at the hands of the political leaders. The Movement’s military leadership strongly opposed the government of the Old Republic and the landowners’ elite; they fought for democracy, to end poverty and social injustice.
    The vermelho of blood inspires Niemeyer; the access ramp to the Memorial – with a winding curve reminiscent of the Niteroi Contemporary Art Museum – is red. The ramp takes the visitor outside and to the bronze sculpture of the Cavaleiro da Luz, standing on a pedestal that rises from a body of water.
    The statue, realized by artist Maurìcio Bentes, represents Prestes. Inside the Memorial, underneath the vast barrel vault, is a vaulted space halved by a long corridor that runs along its whole length, and that divides the exhibition area from the concert hall.

    Abstract:

    MEMORIAL MARIA ARAGAO. LOTTARE PER UN IDEALE

    di Nicoletta Trasi

    Il memoriale di Maria Aragao a São Luiz (nello stato del Maranhao) ricorda un movimento di resistenza di cui questa donna fu la figura di punta: Maria Aragao (1910-1991), oltre ad essere donna di
    grande cultura nonché medico e professoressa, è stata leader del Partito Comunista Brasiliano nello stato
    di Maranhão e conosciuta per la sua lotta contro il regime militare negli anni ‘60. Nacque in condizioni di estrema povertà, ma presto cercò di superarle; combatté quei pregiudizi tipici dell’inizio secolo scorso come il fatto di essere donna e di colore; fu perseguitata dalla dittatura per il suo sogno di aiutare l’umanità. Durante la sua direzione del quotidiano Tribunal do Povo ha lottato contro la dittatura e come medico, Maria Aragão si dedicò alle cause sociali, combattendo per una società più giusta ed egualitaria come lei stessa affermava. Continua ancora oggi ad essere un riferimento per la lotta popolare e la sua storia è stata oggetto di libri e di film.

    Abstract:

    ESCULTURAS DE COPACABANA. LEST WE FORGET
    by Nicoletta Trasi
    The sculptural group is formed by five pieces, very distinct in vermelho red steel, each of which has a different meaning, but everyone is however the metaphor of that solidarity always invoked by Niemeyer. In 1999, the five sculptures were installed in Leme, the starting stretch of Copacabana’s beach – one of the places Niemeyer loved the most. But Leme is also one of the places most visited by the citizens of Rio (and not only them), in order to the citizens observe and remember, observe and not forget.
    Unfortunately, the ‘Copacabana memorial’ remained on the beach only a few months. In 2000 a new mayor, a man incapable of understanding the value of a work of art, and so he ordered to remove it, without any discernible cause and without warning the artist.

    Abstract:

    ESCULTURAS DE COPACABANA. PER NON DIMENTICARE
    di Nicoletta Trasi

    Il gruppo scultoreo è formato da cinque pezzi, ben distinti in acciaio colorato rosso vermiglio, ognuno dei quali ha un significato diverso, ma che nell’insieme comunque sono la metafora di quella solidarietà sempre invocata da Niemeyer. Le cinque sculture nel 1999 furono installate sulla spiaggia di Copacabana nel tratto iniziale di Leme, luogo tra i più amati da Niemeyer. Ma anche luogo tra i più frequentati dai cittadini di Rio (e non solo), proprio affinché i passanti potessero osservare e ricordare, osservare e non dimenticare.
    Purtroppo, il ‘memoriale di Copacabana’ rimase solo pochi mesi sulla spiaggia perché nel 2000 venne un
    nuovo sindaco incapace di comprendere il valore di un’opera d’arte, e quindi ordinò di rimuoverla,
    senza una apparente ragione e senza avvisarne l’autore.

    Abstract:

    ESCULTURAS DE COPACABANA. LEST WE FORGET
    by Nicoletta Trasi

    The sculptural group is formed by five pieces, very distinct in vermelho red steel, each of which has a different meaning, but everyone is however the metaphor of that solidarity always invoked by Niemeyer. In 1999, the five sculptures were installed in Leme, the starting stretch of Copacabana’s beach – one of the places Niemeyer loved the most. But Leme is also one of the places most visited by the citizens of Rio (and not only them), in order to the citizens observe and remember, observe and not forget.
    Unfortunately, the ‘Copacabana memorial’ remained on the beach only a few months. In 2000 a new mayor, a man incapable of understanding the value of a work of art, and so he ordered to remove it, without any discernible cause and without warning the artist.

    Abstract:

    STELE IN MEMORIA DELLE BRIGADES INTERNATIONALES. UN PICCOLO MONUMENTO PER UNA GRANDE LOTTA
    di Andrea Valeriani

    Con uno spirito da sempre predisposto alla celebrazione dell’eroismo rivoluzionario, Oscar Niemeyer disegna nel 1999 una stele in memoria dei militanti delle Brigades Internationales, che combatterono contro Francisco Franco negli anni della Guerra Civile spagnola (1936-1939). L’opera accoglie i visitatori all’entrata del giardino del Musée de la Résistance Nationale a Champigny-sur-Marne, nella banlieue sud-est di Parigi. È un oggetto di dimensioni contenute: un blocco di cemento di quattro metri, di cui tre fuori terra, cui viene a sua volta applicata una lastra in marmo. Un parallelepipedo bianchissimo, che intende invocare la pace e la pietà per i combattenti caduti nella lotta al nazi-fascismo in Spagna. L’omaggio ai martiri è rappresentato da una mano che lascia cadere dei fiori sulla salma appena abbozzata di un militante disteso a terra, esanime in una pozza di sangue, ma che ancora tiene stretto con forza il fucile che lo ha accompagnato nella propria lotta.

    Abstract:

    MEMORIAL STONE FOR THE BRIGADES INTERNATIONALES. A SMALL MONUMENT FOR A GREAT FIGHT
    by Andrea Valeriani

    Oscar Niemeyer has always had a spirit given to celebrating revolutionary heroism, that’s why he designed in 1999 a memorial stone to honour the Brigades Internationales, which fought against Francisco Franco during the Spanish Civil War (1936-1939).
    The work welcomes the visitor at the entrance of the garden of the Musée de la Résistance Nationale, in Champigny-sur-Marne, south-east banlieue of Paris. It’s an object of diminutive size: a four-metre cement block, three above ground, and a marble slab applied to it. A snow-white parallelepiped, its limpidity an invocation of peace and compassion for the combatants who fell in the fight against Nazi-fascism in Spain. The homage to the martyrs is symbolized by a hand scattering flowers on the barely-defined corpse of a militant lying on the ground; the combatant lies lifeless in a pool of blood, but he still clutches tightly the rifle that stayed with him during his battle.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: CREDERE NELL’ARTE E NELLA MODERNITÀ
    di Rosalba Belibani

    Curatrice della rubrica ‘Territori digitali’, Belibani mette in rilievo l’aspetto della comunicazione del progetto nell’opera di Niemeyer, partendo dai suoi famosi schizzi a mano. È unica, infatti, l’espressività sintetica dei suoi schizzi accompagnati spesso da una necessaria explicação, un breve scritto illustrativo, che trasformano la trasmissione in una anticipazione del prodotto multimediale, una visualizzazione emotiva costituita da più media, il disegno e il commento. In una intervista concessa a Nicoletta
    Trasi, in risposta a una domanda diretta sull’uso del computer, afferma di procedere all’antico modo, come Gaudí, come Filippo Calendario (architetto del 1340), come gli egiziani e sostiene che la cosa
    più importante per un architetto è saper visualizzare il proprio progetto, proprio ciò che la virtualità oggi facilmente permette di esperire. Solo in tarda età, quasi centenario, si affida al genero per tradurre nel computer alcuni progetti, ma i risultati oggi non sono degni di nota, così freddi e schematici.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: BELIEVING IN ART AND MODERNITY
    by Rosalba Belibani

    Curator of the column ‘Digital’, R. Belibani highlights the aspect of communication of the project in Niemeyer’s work, starting from his famous sketches by hand. Indeed, the concise expressiveness
    of his sketches, often complemented by a necessary explicação, or a short description, is nothing but unique.
    They effectively transformed communication in an anticipation of the multimedia product, an emotional visualization that included several media along with drawing and description.
    When Nicoletta Trasi questioned him directly about the use of computers, he said that he still worked in an old-fashioned manner, like Gaudí, Filippo Calendario (a fourteenth Century italian architect), or the Egyptians. More importantly, he argued that an architect should be able to visualize his design, a result we achieve even more easily today by relying on virtual reality. Only when he was nearing 100 years of age, did he allow his son-in-law to use a computer to transfer some of his designs. Seen today, however, the cold and schematic results are unremarkable.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: INVENZIONE, FORMA, STRUTTURA
    di Roberta Lucente

    Curatrice della rubrica ‘Intersezioni linguistiche’, Lucente mette in rilievo il rapporto tra forma e struttura nell’opera di Niemeyer, ma ancor prima mette in risalto la sua poliedrica personalità : architetto, urbanista, scrittore, poeta, artista, scultore, industrial designer, attivista politico; e ancor prima uomo e cittadino, partecipe e testimone accorato di una umanità tormentata e dolente.
    L’innovazione formale, perseguita a ogni nuova occasione progettuale come obiettivo intrinseco e ragione prima dell’architettura, volta a destare sorpresa nei suoi fruitori come di fronte a qualcosa di “inatteso” e “imprevisto”, trae dunque, nell’opera di Niemeyer, linfa e sostanza dall’arditezza strutturale; da lui ricercata nell’alveo dell’enorme potenziale del cemento armato, che diviene perciò suo materiale d’elezione, veicolo attraverso il quale “avere accesso a un mondo di curve” da modellare e intagliare come “sculture”.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: INVENTION, FORM, STRUCTURE
    by Roberta Lucente

    Curator of the column “Language’s intersections”, Lucente highlights the relationship between form and structure in Niemeyer’s work, but even before it highlights its multi-faceted personality: architect, urban planner, writer, poet, artist, sculptor, industrial designer, political activist – and, most importantly, a man and a citizen who cared and deeply felt for a tormented and pained humanity.
    The formal innovation Niemeyer invariably pursued in his work as an implicit goal and a primary reason for architecture, as well as a way to elicit surprise in its users due to its “unexpected” and “unforeseen” quality, was firmly rooted in and inspired by the structural boldness made possible by the huge potential of reinforced concrete. This would become his favorite material as the medium through which he could “gain access to a world of curves” that lent themselves to be “sculpturally” shaped and carved.

    Abstract:

    NIEMEYER E LA TRASFORMAZIONE DI UN’AREA ABBANDONATA: IL CAMPUS UNIVERSITARIO DI COSTANTINE, ALGERIA 1968-72
    di Maurizio Petrangeli

    Curatore della rubrica ‘Trasformazioni’, Petrangeli ci parla di un famoso progetto di trasformazione urbana e paesaggistica che Niemeyer realizzò in Algeria nel 1972 : il Campus universitario di Costantina, che nasceva su un sito abbandonato posto su un altipiano, da cui si gode una splendida vista dell’antica Costantine.

    Abstract:

    NIEMEYER AND THE TRANSFORMATION OF AN ABANDONED AREA: THE UNIVERSITY CAMPUS OF CONSTANTINE, ALGERIA 1968-72
    by Maurizio Petrangeli

    Curator of the column “Transformations” section, Petrangeli talks about a famous urban and landscape transformation project that Niemeyer created in Algeria in 1972: the University campus of Constantine, which was born on an abandoned site set on a plateau, with amazing views over the old city of Constantine.

    Abstract:

    ARCHITETTURA & DINTORNI
    di Maria Intrieri

    Curatrice della sezione ‘Architettura e dintorni’, M. Intrieri racconta tutti gli eventi che ci sono stati in giro per il mondo per la scomparsa di Oscar Niemeyer nel 2012. Ma la notorietà di Niemeyer è legata anche ad opere ‘pop’ che hanno il valore di portare le sue idee alla gente comune. Ecco allora che lo troviamo catapultato nel cartoon dei Simpson o sulla tomaia di una Converse con il suo Poema da curva o con uno dei
    suoi tanti schizzi sul quadrante di uno Swatch o ancora a rappresentare con il suo volto il Re di Picche su una carta da Poker.

    Abstract:

    OVERLOOKING ARCHITECTURE
    by Maria Intrieri

    Curator of the section “Overlooking Architecture”, Intrieri recounts all the events that have been around the world for the disappearance of Oscar Niemeyer in 2012. But Niemeyer’s renown also derives from a host of ‘pop’ homages that should be credited with making his ideas accessible to common people. There are several examples, including his appearance in an episode of The Simpsons; his Poema da curva printed on the upper of a Converse shoe; one of his many sketches reproduced on a Swatch clock-face, or even his likeness used as the Kind of Spades in a poker cards deck.

    Abstract:

    LOREM IPSUM.
    by Pinco Pallino

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    il numero 4:

    n° 3 – QUARTA DI COPERTINA
    L’opera di Oscar Niemeyer è senz’altro la concretizzazione della sua genialità creativa, ma è anche l’espressione del suo impegno ideologico e di solidarietà con i movimenti sociali, popolari e democratici. I numerosi memoriali che ha progettato e realizzato ne sono la testimonianza.
    Quasi centenario, quanto è stato intervistato da Nicoletta Trasi, era ancora straordinariamente capace di immaginare, di creare, di realizzare; architetto, scultore, designer e anche scrittore di talento, uomo che verso la fin della sua vita sentiva ancor di più il peso della miseria e della tristezza del mondo: “Ciò che mi turba di più, diceva, non sono le sfide della vita, ma l’immensa sofferenza dei più poveri di fronte al sorriso indifferente degli uomini….”

    n° 3 – Back Cover
    Oscar Niemeyer’s work is certainly the concretization of his creative genius, but it is also the expression of his ideological commitment and solidarity with social, popular and democratic movements. And the many Memorials he designed are proof of it. Nearly centenary, when I interviewed him, Niemeyer was still amazingly able to imagine, to create, to realize; architect, sculptor, designer and even talented writer, a man who felt, even more at the end of his life, the weight of misery and sadness of the world: “…What troubles me more isn’t life’s challenges, but the boundless misery of the poor, faced with the indifferent smile of men…”

    Tema monografico / Monographich theme
    Oscar Niemeyer. Memoriali / Oscar Niemeyer’s memorials

    a cura di / edited by Nicoletta Trasi

    Editoriale / Editorial
    3 Gabriele De Giorgi, Un confronto. La seconda stagione del moderno e l’avanguardia / A Comparison. The second Seasons of Modernism and the Avant-garde

    Contributi / Contribution
    9 Nicoletta Trasi, I memoriali di Oscar Niemeyer. Sculture per non dimenticare / Oscar Niemyer’s Memorials. Not to forget
    23 Domenico De Masi, L’amico Oscar / My Ffriend Oscar
    35 Maria Salerno, Le realizzazioni francesi di Oscar Niemeyer. Tre progetti di impegno politico / Oscar Niemeyer’s Designs in France. Three politically committed Projects

    Memoriali / Memorials
    46 Teodora M. M. Piccinno, Memorial Joscelino Kubitschek. Una surpresa monumental / A monumental Surprise
    52 Teodora M. M. Piccinno, Panteao da liberdade e da democracia Tancredo Neves. La fiamma della libertà / The Flame of Freedom
    58 Andrea Valeriani, Tortura nunca mais / Mai. Senza eufemismi / Never. No Euphemisms
    62
    Nicoletta Trasi, Memorial 9 de novembro / Monumento alla giustizia e alla libertà / A monument to Justice and Freedom
    68 Andrea Valeriani, Mao no memorial da América Latina / Una piazza per il continente ferito / A Plaza for the wounded Continent
    74 Teodora M. M. Piccinno, Memorial da coluna prestes em tocantins.La marcia rossa / The red March
    78 Nicoletta Trasi, Memorial Maria Aragao. Lottare per un ideale / Fighting for an Ideal
    84 Nicoletta Trasi, Esculturas de Capocabana. Per non dimenticare / Not to forget
    88 Andrea Valeriani, Stele in memoria delle brigate internazionali / Memorial Stone for Brigades internationales. Un piccolo monumento per una grande lotta / A small Momument for a great Fight

    RUBRICHE / COLUMNS

    Territori digitali / Digital
    94 Rosalba Belibani, Oscar Niemeyer: credere nell’arte e nella modernità / Believing in Art and Modernity

    Intersezioni linguistiche / Languages intersections
    98 Roberta Lucente, Oscar Niemeyer: invenzione, forma, struttura / Invention, Form, Structure

    Trasformazioni / Transformations
    104 Maurizio Petrangeli, Niemeyer e la trasformazione di un’area abbandonata / Niemeyer and the Transformation of an abandoned Area

    Architettura & Dintorni / Overlooking Architecture
    110 Maria Rita Intrieri, 110…Oscar

    colofon / colophon
    Traduzione di / Translation by Clelia Maria Dri (pp. 8-33, 46 – 91) e Antonella Bergamin
    Impaginazione / Book design Officina22

    Abstract:

    UN CONFRONTO. LA SECONDA STAGIONE DEL MODERNO E L’AVANGUARDIA.
    di Gabriele De Giorgi

    L’editoriale parte da un confronto: da una parte Niemeyer, ossia una voce originale e autorevole della seconda stagione del Moderno, dall’altra Hadid, esponente eccellente della Terza Avanguardia del 900. Il tema della fluidità accomuna Niemeyer e Hadid. Per un’istanza politica da parte di Niemeyer (di origine marxista), metafora di libertà e progresso. Per Hadid invece come linguaggio per la società liquida contemporanea, anch’essa metafora delle libere interazioni tra gli uomini, esplicate nei siti urbani e territoriali geografici.
    Oltre alle evidenti differenze però, li accomuna la liberazione della forma da regole precostituite, la forza innovatrice delle loro opere. Per questa ragione appartengono a quella storia dell’architettura che amiamo, perché ha aperto nuovi orizzonti alla ricerca e alla sperimentazione.

    Abstract:

    A COMPARISON. THE SECOND SEASON OF MODERNISM AND THE AVANT-GARDE.
    by Gabriele De Giorgi

    The editorial starts from a comparison. This comparison would see Oscar Niemeyer, an original and influential voice of the second season of Modernism, on one side, and Zaha Hadid, a top-tier representative of the twentieth century Third Avant-Garde, on the other side. Niemeyer and Hadid share the theme of fluidity. For Niemeyer (who was a Marxist), it expressed a political drive as a metaphor for freedom and progress. In Hadid’s case, it acted, instead, as a fitting language for our contemporary liquid society, in turn a metaphor of the free interactions between human beings made explicit in urban sites and
    geographical territories. Beyond the clear differences, what the two architects ultimately share as the innovating power of their works is the liberation of form from established rules. For this reason, they belong to the history of Architecture we cherish because it opened new horizons for research and experimentation.

    Abstract:

    I MEMORIALI DI OSCAR NIEMEYER. SCULTURE PER NON DIMENTICARE
    di Nicoletta Trasi

    Il saggio introduttivo espone le ragioni di fare una mostra sui Memoriali di Oscar Niemeyer, e tra queste il fatto che i numerosi memoriali e i monumenti progettati da Niemeyer in Brasile come in altri Paesi del mondo, rappresentano la parte meno nota della sua opera, e inoltre il fatto che, come lui stesso affermò, costituiscono la produzione più importante in quanto dimostrava il suo costante impegno sociale e politico. L’ideale di libertà politica, di democrazia, viene espresso con la libertà plastica offerta dalla linea curva: nella maggior parte dei casi, si tratta di vere e proprie sculture, realizzate appunto, per non dimenticare.
    La sua opera è senz’altro la concretizzazione della sua genialità creativa, ma anche l’espressione del suo impegno ideologico e di solidarietà con i movimenti sociali, popolari e democratici.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER’S MEMORIALS. LEST WE FORGET
    by Nicoletta Trasi

    The introductory essay explains the reasons for doing an exhibition on the Memorials of Oscar Niemeyer, and among these, is the fact that the numerous memorials and monuments designed by Niemeyer in Brazil as in other countries of the world, represent the least known part of his work, and moreover, he himself affirmed, constitute the most important production as it demonstrated his constant social and political activism. The ideal of political freedom and democracy is conveyed through the plastic freedom of the curved line: in most cases, these are real sculptures, made, in fact, not to forget.
    His work is certainly the realization of his creative genius, but it’s also the display of his ideological activism, and of solidarity with the social and democratic movements.

    L’AMICO OSCAR
    di Domenico De Masi

    De Masi ci presenta il suo grande amico Oscar Niemeyer, con cui ha condiviso tra l’altro l’avventura del progetto per l’auditorium di Ravello, raccontando diversi momenti della loro amicizia, ma soprattutto mettendo in luce la sua genialità: Niemeyer è grande sotto molti aspetti: quello artistico, con cui è riuscito a mutare il volto dell’intero Brasile e ad arricchire di capolavori
    il patrimonio estetico dell’intera umanità; quello politico, con cui ha testimoniato per tutta la vita il suo amore battagliero per i poveri, ha combattuto coraggiosamente la dittatura dei militari, ha patito l’esilio; quello civile, per cui ha continuato imperterrito, per tutta la sua lunga vita, ad affiancare le lotte dei “senza
    terra”, degli ambientalisti, dei diseredati, dei perseguitati e dei poveri, di cui ha condiviso la frugalità (“Io mi vergognerei se fossi un uomo ricco”); quello umano, per cui resta un genio buono, semplice, disponibile, generoso e intransigente.

    Abstract:

    MY FRIEND OSCAR
    by Domenico De Masi

    De Masi presents his great friend Oscar Niemeyer, with whom he shared, among other things, the adventure of the Ravello auditorium project, telling different moments of their friendship, but above all highlighting his genius: Niemeyer was great in many respects. On the artistic side, he managed to change the look of Brazil as a whole, and to enrich with his masterpieces all humanity’s aesthetic heritage. On the political side, he testified all his life to his love for the poor, he bravely fought the military dictatorship, he suffered exile. On the civic side, he unflinchingly supported, throughout his long life, the struggles of the landless workers, the environmentalists, the destitute, the victims of persecution, the poor, and shared their frugality (“I’d be ashamed if I was a rich man”). On the human side, he stayed a good-hearted genius, simple, helpful, generous and inflexible.

    Abstract:

    LE REALIZZAZIONI FRANCESI DI OSCAR NIEMEYER. TRE PROGETTI D’IMPEGNO POLITICO
    di Maria Salerno

    Il testo di Maria Salerno, nostra corrispondente da Parigi, descrive tre progetti che Niemeyer realizzò in Francia tra il 1967 e il 1989 : la sede del Partito Comunista Francese a Parigi, la Bourse du travail a Bobigny e la sede del giornale l’Humanité a Saint-Denis costituiscono un insieme di opere caratteristiche del suo linguaggio architettonico legate tra loro da uno stesso filo conduttore: l’ideale politico comunista.
    Geograficamente questi tre progetti sono tutti situati in zone popolari di forte immigrazione: lontano dal centro di Parigi, nella 19a circoscrizione per la sede del PCF, o nella periferia di Parigi, a Bobigny e Saint-Denis, per la Bourse du travail e la sede de l’“Humanité”, luoghi dove la presenza di questi edifici assume una valenza sociale simbolica importante.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER’S DESIGNS IN FRANCE. THREE POLITICALLY COMMITTED PROJECTS
    by Maria Salerno

    The text of Maria Salerno, our correspondent from Paris, describes three projects that Niemeyer created in France between 1967 and 1989: the headquarters of the French Communist Party in Paris, the Bourse du travail in Bobigny and the offices of the newspaper l’Humanité in Saint-Denis which, as a group of works, exemplify his architectural language and feature a unifying theme: the Communist political ideal.
    In terms of location, the three buildings share suburban sites in working class areas mainly occupied by immigrants – in the 19th arrondissement in the case of the FCP’s headquarters, and in Bobigny and Saint-Denis, respectively, for the Bourse du travail and the offices of l’“Humanité”. In such locations, the buildings would obviously play an important symbolic role in social terms.

    Abstract:

    MEMORIAL JUSCELINO KUBITSCHEK
    Una surpresa monumental

    di Teodora M. M. Piccinno

    L’idea di Oscar Niemeyer e di Dona Sarah – vedova dell’ex presidente brasiliano Juscelino Kubitshek cui il Memoriale è dedicato – era quella di costruire un monumento che avrebbe sintetizzato l’importanza del Capo di Stato nello sviluppo economico e politico del Brasile e che avrebbe mantenuto vivo il suo entusiasmo e la sua fiducia nel futuro della nazione. L’edificio si compone di un corpo basamentale di marmo bianco all’esterno e di uno spazio ipogeo all’interno, inaspettatamente basso, con una stanza circolare di 10 metri di diametro coperta da granito nero, che accoglie il Mausoléu irradiato dalla luce proveniente dalla vetrata dell’artista Marianne Peretti.
    Alle spalle e dinanzi al sepolcro funebre, la Casa de Cultura si estende nel restante spazio, proponendo la grande eredità del patrimonio ideologico di JK. È qui che Niemeyer, parafrasando le sue stesse parole, ha cercato la bellezza architettonica, creando una surpresa monumental rivestita di marmo.

    Abstract:

    MEMORIAL JUSCELINO KUBITSCHEK
    A monumental surprise

    by Teodora M. M. Piccinno

    The idea by Oscar Niemeyer and Dona Sarah – the widow of the former Brazilian president Juscelino Kubitshek – was to build a monument that would both celebrate JK’s importance for Brazil’s economic and political development and to uphold his enthusiasm and confidence in the nation’s future.
    The building is composed by an external white marble basement and by an unexpectedly low underground space with a circular room, 10 metres in diameter and covered with black granite. This room is the Mausoléu with light coming in through the glass window designed by artist Marianne Peretti.
    Behind and in front the tomb, the Casa de Cultura spreads on the remaining space, suggesting the great legacy of JK’s ideological heritage. Paraphrasing Niemeyer himself, it is here that he tried to achieve architectural beauty, creating a surpresa monumental encased in marble.

    Abstract:

    PANTEÃO DA LIBERDADE E DA DEMOCRACIA TANCREDO NEVES. LA FIAMMA DELLA LIBERTÀ
    di Teodora M. M. Piccinno

    Oscar Niemeyer concepisce il Panteão di Brasilia dopo il clamore nazionale causato dalla morte di Tancredo Neves che, ammalatosi alla vigilia del suo insediamento nel 1985, morì poco dopo, senza mai entrare in carica. Egli fu il primo presidente del Brasile democraticamente eletto nel 1984 dopo vent’anni di dittatura da parte del regime militare. Il Pantheon omaggia dunque coloro che si sono distinti a favore della patria e della democrazia a partire da Tiradentes.
    La preoccupazione di Niemeyer fu l’integrazione del monumento con la Praça dos Três Poderes, chiusa sui tre lati dal Congreso Nacional, il Supremo Tribunal Federal e il Palàcio do Planalto. Il Panteão doveva dialogare plasticamente all’interno del disegno dei Palazzi esistenti con una identità riconoscibile nella sua forma compatta e leggera. Una scultura a forma di colomba fu immaginata da Niemeyer e incastonata nella lunga visuale che si scorge nell’Axe Monumental, alle spalle del Congreso Nacional.

    Abstract:

    PANTEÃO DA LIBERDADE E DA DEMOCRACIA TANCREDO NEVES. THE FLAME OF FREEDOM
    by Teodora M. M. Piccinno

    Oscar Niemeyer envisions the Panteão (in Brasilia) after the public clamour following the death of Tancredo Neves. After falling ill at the eve of his tenure’s start, in 1985, Neves died soon after, without ever swearing in. Elected in 1984 by an electoral college, he was the first Brazilian president democratically chosen, after twenty years of military dictatorship. The Pantheon honours those who stood out in their service of the Country and of democracy, starting from Tiradentes.
    Niemeyer’s chief concern was to integrate the monument with the Praça dos Três Poderes, which is enclosed on three sides – by the Congreso Nacional, the Supremo Tribunal Federal, and the Palàcio do Planalto. The Panteão is supposed to organically integrate in the design of the existing buildings, but with a recognizable identity thanks to a compact and light shape. Niemeyer imagined the sculpture of a dove, encased in the long view visible on the Axe Monumental, behind the Congreso Nacional.

    Abstract:

    TORTURA NUNCA MAIS. MAI, SENZA EUFEMISMI
    di Andrea Valeriani

    La scultura venne commissionata a Oscar Niemeyer dal Grupo Tortura Nunca Mais, un’associazione di difesa dei diritti umani fondata a Rio de Janeiro dall’attivista Cecília Coimbra nel 1985, nello stesso anno in cui cadde il regime che per vent’anni (1964-1984) ha oppresso il Brasile.
    L’organizzazione, che oggi è ancora attiva e che ha sedi nelle più importanti città del Paese, è nata per iniziativa degli oppositori politici e dei parenti delle vittime di tortura che hanno vissuto sulla propria pelle la criminale efferatezza della dittatura, di cui l’opera è un forte atto di denuncia. Niemeyer – che ha sofferto egli stesso del clima di oppressione dei militari – ha disegnato una figura iconica (che ancora oggi è utilizzata come logo dell’associazione): una lancia metallica lunga 25 metri, dipinta di rosso, colore aspro e violento che spesso ritorna nei suoi lavori, sulla cui punta è posta una sagoma umana, trafitta e sofferente, che esprime senza nessun filtro e senza alcun addolcimento eufemistico il proprio j’accuse contro i carnefici.

    Abstract:

    TORTURA NUNCA MAIS / NO EUPHEMISMS: NEVER AGAIN TORTURE
    by Andrea Valeriani

    Oscar Niemeyer was asked to design the sculpture by the Grupo Tortura Nunca Mais – an association for the defence of human rights founded by Cecília Coimbra in Rio de Janeiro in 1985, the same year of the fall of the regime that oppressed Brazil for twenty years (1964-1985).
    The organization is still active today and has branches in the most important Brazilian cities; it was born thanks to the initiative of political dissidents and relatives of the victims of torture, who experienced on their skin the dictatorship’s criminal ferocity, against which the work is a strong statement of complaint.
    Niemeyer – who was personally affected by the military oppressive atmosphere – designed an iconic figure (which is used as the association’s logo to this day): a metallic spear 25 metres long, painted red, a harsh and violent colour that is recurrent in his works, on whose cusp there is a human shape, pierced through and suffering, accusing its tormentors without any filter and any euphemistic mitigation.

    Abstract:

    MEMORIAL 9 DE NOVEMBRO. MONUMENTO ALLA GIUSTIZIA E ALLA LIBERTÀ
    di Nicoletta Trasi

    Il memoriale del 9 Novembre, realizzato a Volta Redonda (in provincia di Rio de Janeiro), denuncia l’assassinio (compiuto dall’esercito) di tre operai di una fabbrica metallurgica, avvenuto il 9 novembre 1988, durante uno sciopero. Fu distrutto da una bomba il giorno dopo la sua inaugurazione.
    Con queste parole Oscar Niemeyer sintetizza perfettamente la forza e al tempo stesso il dolore contenuti
    nella storia di questo memoriale: forza nel volerlo assolutamente ricostruire senza cedere alle lettere di minaccia ricevute, e nell’aggiungere durante il restauro, una frase molto chiara che non lascia dubbi: Niente, nemmeno la bomba che ha distrutto questo monumento, può fermare chi combatte per la giustizia e per la libertà.

    Abstract:

    MEMORIAL 9 DE NOVEMBRO. A MONUMENT TO JUSTICE AND FREEDOM
    by Nicoletta Trasi

    The memorial 9 de Novembro, made in Volta Redonda (in the province of Rio de Janeiro), denounces the assassination (carried out by the army) of three workers of a metallurgical factory, which took place on November 9, 1988, during a strike. It was destroyed by a bomb the day after its inauguration.
    With these words, Oscar Niemeyer perfectly summarizes the strength, and at the same time the sorrow,
    encapsulated in the story of this memorial. Strength, in the absolute will to restore it, without yielding in the face of the threatening letters received, and in adding during the restoration a very clear sentence, which leaves no doubts: Nothing, not even the bomb that destroyed this monument, can stop those who fight for justice and freedom.

    Abstract:

    MÃO NO MEMORIAL DA AMÉRICA LATINA. UNA PIAZZA PER IL CONTINENTE FERITO
    di Andrea Valeriani

    Il “Memorial da América Latina” è stato creato a San Paolo con lo scopo di promuovere la cultura
    e le relazioni di amicizia fra i Paesi latino-americani, di lingua spagnola o portoghese. Il complesso disegnato da Oscar Niemeyer si estende su oltre 84.000 mq di superficie e si compone di sei edifici principali (tra cui la Biblioteca Latino-Americana, il Pavilhão da Criatividade e l’Auditório Simón Bolívar), candidi oggetti fatti di linee purissime dal tratto fortemente iconico. Tutti gravitano attorno alla Praça Civica, enorme spazio aperto di 12.000 mq di superficie, nella quale trova spazio una delle sculture più note di Niemeyer, la Mão (mano). Con la Mão, Niemeyer richiama l’attenzione del visitatore, imponendo un segno architettonico ben evidente ma anche un grido: “Alt!”, pare ammonire. Un Alt! contro i soprusi e contro la violenza di una terra in cui la vita umana spesso vale troppo poco. Per scuotere e turbare le coscienze, egli traccia sulla mano di cemento bianco, dal tratto ingenuo e abbozzato quasi l’avesse disegnata un bambino innocente, una profonda ferita, una stimmate di rosso vermiglio in bassorilievo, la sagoma dell’America Latina grondante sangue.

    Abstract:

    MÃO NO MEMORIAL DA AMÉRICA LATINA. A PLAZA FOR THE WOUNDED CONTINENT
    by Andrea Valeriani

    The “Memorial da América Latina” was created in São Paulo to promote the culture and friendly relations between Latin American countries, of Spanish or Portuguese language. The complex designed by Oscar Niemeyer extends on an area of more than 84.000 square metres, and it consists of six main buildings (among them, the Latin American Library, the Pavilhão da Criatividade and the Auditório Simón Bolívar), snow-white objects made of the purest of lines, with a greatly iconic stroke. They all gravitate around the Praça Civica, a huge open space of 12.000 square meters. Within it is housed one of the most famous of Niemeyer’s sculptures, which over time became one of the symbols of the São Paulo metropolis: Mão (“hand”). With the Mão, Niemeyer attracts the visitor’s attention, imposing a well-visible architectural sign, but also a cry: “Halt!”, it seems to order. A Halt! against the abuse and the violence of a land where human life is often worth too little. To rattle and trouble the conscience, on the white concrete hand – drawn with naïve and crude lines, as though an innocent child did – he draws a deep wound, a bas-relief vermilion stigma, the shape of Latin America dripping blood.

    Abstract:

    MEMORIAL DA COLUNA PRESTES EM TOCANTINS.
    di Teodora M. M. Piccinno

    Il progetto fu realizzato nel 2001 a Palmas nel Tocantins, di fronte al Palazzo del Governo. Il Memoriale onora la marcia attraverso il Brasile, dei membri del Movimento della Coluna Prestes e il passaggio nello stato del Tocantins tra il 1924 e il 1927, sotto il comando principale di Carlos Prestes. Il movimento prende il nome dal suo comandante e denunciava la povertà della popolazione e lo sfruttamento dei poveri da parte dei leader politici. Esso fu guidato da militari in forte contrasto con il governo della Vecchia Repubblica e dell’élite agraria e combatteva per ottenere la democrazia.
    È il vermelho del sangue ancora una volta ad ispirare Niemeyer: la rampa di accesso al Memoriale, dalla curva sinuosa, che ricorda il MAC di Niteroi, è tinta di rosso nel suo percorso. Essa introduce il visitatore all’esterno verso la scultura in bronzo, che sorge su un piedistallo immerso in una superficie acquea, del Cavaleiro da Luz, che rappresenta Prestes, e che fu realizzata dall’artista Maurìcio Bentes. All’interno, nella grande volta a botte, lo spazio voltato è invece inframmezzato da un lungo corridoio che corre su tutta la lunghezza, dividendo l’area espositiva dall’auditorium.

    Abstract:

    MEMORIAL DA COLUNA PRESTES EM TOCANTINS.
    by Teodora M. M. Piccinno

    The project was realized in 2001 in Palmas, Tocantins, in front of the Government Building. The Memorial honours the march through Brazil faced by the members of the Prestes Column Movement, and their passage through the state of Tocantins between 1924 and 1927, under the command of Carlos Prestes. The movement, taking its name from its commander, denounced the poverty of the population and the exploitation of the poor at the hands of the political leaders. The Movement’s military leadership strongly opposed the government of the Old Republic and the landowners’ elite; they fought for democracy, to end poverty and social injustice.
    The vermelho of blood inspires Niemeyer; the access ramp to the Memorial – with a winding curve reminiscent of the Niteroi Contemporary Art Museum – is red. The ramp takes the visitor outside and to the bronze sculpture of the Cavaleiro da Luz, standing on a pedestal that rises from a body of water.
    The statue, realized by artist Maurìcio Bentes, represents Prestes. Inside the Memorial, underneath the vast barrel vault, is a vaulted space halved by a long corridor that runs along its whole length, and that divides the exhibition area from the concert hall.

    Abstract:

    MEMORIAL MARIA ARAGAO. LOTTARE PER UN IDEALE

    di Nicoletta Trasi

    Il memoriale di Maria Aragao a São Luiz (nello stato del Maranhao) ricorda un movimento di resistenza di cui questa donna fu la figura di punta: Maria Aragao (1910-1991), oltre ad essere donna di
    grande cultura nonché medico e professoressa, è stata leader del Partito Comunista Brasiliano nello stato
    di Maranhão e conosciuta per la sua lotta contro il regime militare negli anni ‘60. Nacque in condizioni di estrema povertà, ma presto cercò di superarle; combatté quei pregiudizi tipici dell’inizio secolo scorso come il fatto di essere donna e di colore; fu perseguitata dalla dittatura per il suo sogno di aiutare l’umanità. Durante la sua direzione del quotidiano Tribunal do Povo ha lottato contro la dittatura e come medico, Maria Aragão si dedicò alle cause sociali, combattendo per una società più giusta ed egualitaria come lei stessa affermava. Continua ancora oggi ad essere un riferimento per la lotta popolare e la sua storia è stata oggetto di libri e di film.

    Abstract:

    MEMORIAL MARIA ARAGAO. FIGHTING FOR AN IDEAL
    by Nicoletta Trasi

    The Maria Aragão a São Luiz (Maranhão State) Memorial celebrates a resistance movement of which this woman was the prominent figure : Maria Aragão (1910 – 1991) was a doctor and professor, as well as a woman of vast learning; she was leader of the Brazilian Communist Party in the Maranhão State, and she was famous for her struggle against the military regime of the sixties. She was born in extreme poverty but did her best to overcome it; she fought against the prejudices typical of the early Twentieth century – Aragão being a woman and a black person. She was persecuted by the military for her dream to help humanity. She was editor in chief of the newspaper Tribunal do Povo and used this outlet to oppose the dictatorship. As a doctor, Maria Aragão devoted herself to social causes, fighting for a more just and equal society, as she herself used to say. She continues to be an inspiration today for the struggles of the people, and her story has been the subject of books and films.

    Abstract:

    ESCULTURAS DE COPACABANA. PER NON DIMENTICARE
    di Nicoletta Trasi

    Il gruppo scultoreo è formato da cinque pezzi, ben distinti in acciaio colorato rosso vermiglio, ognuno dei quali ha un significato diverso, ma che nell’insieme comunque sono la metafora di quella solidarietà sempre invocata da Niemeyer. Le cinque sculture nel 1999 furono installate sulla spiaggia di Copacabana nel tratto iniziale di Leme, luogo tra i più amati da Niemeyer. Ma anche luogo tra i più frequentati dai cittadini di Rio (e non solo), proprio affinché i passanti potessero osservare e ricordare, osservare e non dimenticare.
    Purtroppo, il ‘memoriale di Copacabana’ rimase solo pochi mesi sulla spiaggia perché nel 2000 venne un
    nuovo sindaco incapace di comprendere il valore di un’opera d’arte, e quindi ordinò di rimuoverla,
    senza una apparente ragione e senza avvisarne l’autore.

    Abstract:

    ESCULTURAS DE COPACABANA. LEST WE FORGET
    by Nicoletta Trasi

    The sculptural group is formed by five pieces, very distinct in vermelho red steel, each of which has a different meaning, but everyone is however the metaphor of that solidarity always invoked by Niemeyer. In 1999, the five sculptures were installed in Leme, the starting stretch of Copacabana’s beach – one of the places Niemeyer loved the most. But Leme is also one of the places most visited by the citizens of Rio (and not only them), in order to the citizens observe and remember, observe and not forget.
    Unfortunately, the ‘Copacabana memorial’ remained on the beach only a few months. In 2000 a new mayor, a man incapable of understanding the value of a work of art, and so he ordered to remove it, without any discernible cause and without warning the artist.

    Abstract:

    STELE IN MEMORIA DELLE BRIGADES INTERNATIONALES. UN PICCOLO MONUMENTO PER UNA GRANDE LOTTA
    di Andrea Valeriani

    Con uno spirito da sempre predisposto alla celebrazione dell’eroismo rivoluzionario, Oscar Niemeyer disegna nel 1999 una stele in memoria dei militanti delle Brigades Internationales, che combatterono contro Francisco Franco negli anni della Guerra Civile spagnola (1936-1939). L’opera accoglie i visitatori all’entrata del giardino del Musée de la Résistance Nationale a Champigny-sur-Marne, nella banlieue sud-est di Parigi. È un oggetto di dimensioni contenute: un blocco di cemento di quattro metri, di cui tre fuori terra, cui viene a sua volta applicata una lastra in marmo. Un parallelepipedo bianchissimo, che intende invocare la pace e la pietà per i combattenti caduti nella lotta al nazi-fascismo in Spagna. L’omaggio ai martiri è rappresentato da una mano che lascia cadere dei fiori sulla salma appena abbozzata di un militante disteso a terra, esanime in una pozza di sangue, ma che ancora tiene stretto con forza il fucile che lo ha accompagnato nella propria lotta.

    Abstract:

    MEMORIAL STONE FOR THE BRIGADES INTERNATIONALES. A SMALL MONUMENT FOR A GREAT FIGHT
    by Andrea Valeriani

    Oscar Niemeyer has always had a spirit given to celebrating revolutionary heroism, that’s why he designed in 1999 a memorial stone to honour the Brigades Internationales, which fought against Francisco Franco during the Spanish Civil War (1936-1939).
    The work welcomes the visitor at the entrance of the garden of the Musée de la Résistance Nationale, in Champigny-sur-Marne, south-east banlieue of Paris. It’s an object of diminutive size: a four-metre cement block, three above ground, and a marble slab applied to it. A snow-white parallelepiped, its limpidity an invocation of peace and compassion for the combatants who fell in the fight against Nazi-fascism in Spain. The homage to the martyrs is symbolized by a hand scattering flowers on the barely-defined corpse of a militant lying on the ground; the combatant lies lifeless in a pool of blood, but he still clutches tightly the rifle that stayed with him during his battle.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: CREDERE NELL’ARTE E NELLA MODERNITÀ
    di Rosalba Belibani

    Curatrice della rubrica ‘Territori digitali’, Belibani mette in rilievo l’aspetto della comunicazione del progetto nell’opera di Niemeyer, partendo dai suoi famosi schizzi a mano. È unica, infatti, l’espressività sintetica dei suoi schizzi accompagnati spesso da una necessaria explicação, un breve scritto illustrativo, che trasformano la trasmissione in una anticipazione del prodotto multimediale, una visualizzazione emotiva costituita da più media, il disegno e il commento. In una intervista concessa a Nicoletta
    Trasi, in risposta a una domanda diretta sull’uso del computer, afferma di procedere all’antico modo, come Gaudí, come Filippo Calendario (architetto del 1340), come gli egiziani e sostiene che la cosa
    più importante per un architetto è saper visualizzare il proprio progetto, proprio ciò che la virtualità oggi facilmente permette di esperire. Solo in tarda età, quasi centenario, si affida al genero per tradurre nel computer alcuni progetti, ma i risultati oggi non sono degni di nota, così freddi e schematici.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: BELIEVING IN ART AND MODERNITY
    by Rosalba Belibani

    Curator of the column ‘Digital’, R. Belibani highlights the aspect of communication of the project in Niemeyer’s work, starting from his famous sketches by hand. Indeed, the concise expressiveness
    of his sketches, often complemented by a necessary explicação, or a short description, is nothing but unique.
    They effectively transformed communication in an anticipation of the multimedia product, an emotional visualization that included several media along with drawing and description.
    When Nicoletta Trasi questioned him directly about the use of computers, he said that he still worked in an old-fashioned manner, like Gaudí, Filippo Calendario (a fourteenth Century italian architect), or the Egyptians. More importantly, he argued that an architect should be able to visualize his design, a result we achieve even more easily today by relying on virtual reality. Only when he was nearing 100 years of age, did he allow his son-in-law to use a computer to transfer some of his designs. Seen today, however, the cold and schematic results are unremarkable.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: INVENZIONE, FORMA, STRUTTURA
    di Roberta Lucente

    Curatrice della rubrica ‘Intersezioni linguistiche’, Lucente mette in rilievo il rapporto tra forma e struttura nell’opera di Niemeyer, ma ancor prima mette in risalto la sua poliedrica personalità : architetto, urbanista, scrittore, poeta, artista, scultore, industrial designer, attivista politico; e ancor prima uomo e cittadino, partecipe e testimone accorato di una umanità tormentata e dolente.
    L’innovazione formale, perseguita a ogni nuova occasione progettuale come obiettivo intrinseco e ragione prima dell’architettura, volta a destare sorpresa nei suoi fruitori come di fronte a qualcosa di “inatteso” e “imprevisto”, trae dunque, nell’opera di Niemeyer, linfa e sostanza dall’arditezza strutturale; da lui ricercata nell’alveo dell’enorme potenziale del cemento armato, che diviene perciò suo materiale d’elezione, veicolo attraverso il quale “avere accesso a un mondo di curve” da modellare e intagliare come “sculture”.

    Abstract:

    OSCAR NIEMEYER: INVENTION, FORM, STRUCTURE
    by Roberta Lucente

    Curator of the column “Language’s intersections”, Lucente highlights the relationship between form and structure in Niemeyer’s work, but even before it highlights its multi-faceted personality: architect, urban planner, writer, poet, artist, sculptor, industrial designer, political activist – and, most importantly, a man and a citizen who cared and deeply felt for a tormented and pained humanity.
    The formal innovation Niemeyer invariably pursued in his work as an implicit goal and a primary reason for architecture, as well as a way to elicit surprise in its users due to its “unexpected” and “unforeseen” quality, was firmly rooted in and inspired by the structural boldness made possible by the huge potential of reinforced concrete. This would become his favorite material as the medium through which he could “gain access to a world of curves” that lent themselves to be “sculpturally” shaped and carved.

    Abstract:

    NIEMEYER E LA TRASFORMAZIONE DI UN’AREA ABBANDONATA: IL CAMPUS UNIVERSITARIO DI COSTANTINE, ALGERIA 1968-72
    di Maurizio Petrangeli

    Curatore della rubrica ‘Trasformazioni’, Petrangeli ci parla di un famoso progetto di trasformazione urbana e paesaggistica che Niemeyer realizzò in Algeria nel 1972 : il Campus universitario di Costantina, che nasceva su un sito abbandonato posto su un altipiano, da cui si gode una splendida vista dell’antica Costantine.

    Abstract:

    NIEMEYER AND THE TRANSFORMATION OF AN ABANDONED AREA: THE UNIVERSITY CAMPUS OF CONSTANTINE, ALGERIA 1968-72
    by Maurizio Petrangeli

    Curator of the column “Transformations” section, Petrangeli talks about a famous urban and landscape transformation project that Niemeyer created in Algeria in 1972: the University campus of Constantine, which was born on an abandoned site set on a plateau, with amazing views over the old city of Constantine.

    Abstract:

    ARCHITETTURA & DINTORNI
    di Maria Intrieri

    Curatrice della sezione ‘Architettura e dintorni’, M. Intrieri racconta tutti gli eventi che ci sono stati in giro per il mondo per la scomparsa di Oscar Niemeyer nel 2012. Ma la notorietà di Niemeyer è legata anche ad opere ‘pop’ che hanno il valore di portare le sue idee alla gente comune. Ecco allora che lo troviamo catapultato nel cartoon dei Simpson o sulla tomaia di una Converse con il suo Poema da curva o con uno dei
    suoi tanti schizzi sul quadrante di uno Swatch o ancora a rappresentare con il suo volto il Re di Picche su una carta da Poker.

    Abstract:

    OVERLOOKING ARCHITECTURE
    by Maria Intrieri

    Curator of the section “Overlooking Architecture”, Intrieri recounts all the events that have been around the world for the disappearance of Oscar Niemeyer in 2012. But Niemeyer’s renown also derives from a host of ‘pop’ homages that should be credited with making his ideas accessible to common people. There are several examples, including his appearance in an episode of The Simpsons; his Poema da curva printed on the upper of a Converse shoe; one of his many sketches reproduced on a Swatch clock-face, or even his likeness used as the Kind of Spades in a poker cards deck.

    BRUNO ZEVI.100 a cura di / edited by Alessandra Muntoni

    Editoriale / Editorial
    4 Marcello Pazzaglini, Elementi per la costruzione della critica architettonica / Elements for the Construction of Architecture Criticism

    10 BRUNO ZEVI: STORIA, CRITICA, LINGUAGGIO, DIDATTICA, RIVOLUZIONE INFORMATICA, PENSIERO EBRAICO / HISTORY, CRITICISM, LANGUAGE, THEACHING, IT REVOLUTION, HEBRAISM AND ARCHITECTURE
    14 Giorgio Ciucci, “Scrivere la storia col pugnale” / “Writing History with the Dagger”
    30 Piero Ostilio Rossi, La riforma del biennio alla Facoltà di architettura di Roma, 1964-1965 / Bruno Zevi and the Reform of the Two-year Course of the Faculty of Architecture in Rome, 1964-1965
    44 Alessandra Muntoni, La critica operativa come mediazione tra storia e progetto, 1971-1979 / Operative Criticism between History and Design, 1971-1979
    56 Bruno Zevi-ICODA, Proposta di una pubblicazione permanente / Proposal for a permanent Publication
    68 Antonino Saggio, Una eredità viva di Bruno Zevi: la rivoluzione informatica in architettura / A living Legacy of Bruno Zevi: the EI Revolution in Architecture
    76 Rosalba Belibani, Il pensiero ebraico e l’architettura / Jewish Thought and Architecture
    84 BRUNO ZEVI: INCONTRI CON / BRUNO ZEVI: CLOSE ENCOUNTERS WITH
    86 Franco Purini, Ricordi dal Lago di Como, il convegno su Terragni, 1968 / Memories from Lake Como, Conference on Terragni, 1968
    96 Giancarlo Consonni, Graziella Tonon, Zevi e Piero Bottoni / Zevi and Piero Bottoni
    106 Nicoletta Trasi, Zevi e André Wogensky / Zevi and André Wogensky
    114
    Roberta Lucente, Zevi e Luigi Moretti / Zevi and Luigi Moretti
    124
    Maurizio Petrangeli, Zevi e Luigi Pellegrin / Zevi and Luigi Pellegrin
    134
    Gabriele De Giorgi, Zevi e Metamorph / Zevi and Metamorph

    Colofon / Colophon
    144 Acronimi e abbreviazioni / Acronyms and abbreviations

    Abstract:

    PROGETTARE IL PAESAGGIO CON LE PROCEDURE DELLA METAMORFOSI
    di Gabriele De Giorgi

    Un tema centrale dell’architettura-paesaggio è quello dell’incidenza dell’opera architettonica nella trasformazione del paesaggio. E qui possiamo dire di assistere a una svolta clamorosa. Ricordiamo infatti come col Movimento Moderno questo rapporto fosse a dir poco indifferente, esclusi pochissimi esempi appartenenti alle opere aaltiane o vrightiane. La sua chiave antistorica e tutta funzionalista escludeva le culture e le strutture dei contesti. Così fecero anche l’International Style e i suoi derivati. La svolta, nata soprattutto agli inizi del XXI secolo in considerazione delle recenti trasformazioni dei territori e delle città nella dimensione geografica, consiste in primo luogo nell’aver posto al centro della progettazione proprio il paesaggio nelle sue infinite variazioni; in seconda istanza nell’aver promosso la nuova categoria progettuale del transfer.

    Abstract:

    PLAN THE LANDSCAPE WITH THE METAMORPHOSIS PROCEDURES
    by Gabriele De Giorgi

    A central theme of landscape architecture is that of the incidence of architectural work in the transformation of the landscape. And here we can say to witness a sensational change. In fact, we recall that with the Modern Movement this relationship was nothing short of indifferent, excluding very few examples belonging to aaltian or wrightian works. Its anti-historical and completely functionalist key excluded the cultures and structures of the contexts. That did the International Style and its derivatives. The turning point, born above all at the beginning of the XXI Century in consideration of the recent transformations of the territories and the cities in the geographical dimension, consists in the first place in having placed the landscape in its infinite variations at the center of the planning; secondly, in having promoted the new transfer design category.

    Abstract:

    ELEMENTI PER LA COSTRUZIONE DELLA CRITICA ARCHITETTONICA
    di Marcello Pazzaglini

    Bruno Zevi intende la critica come valutazione, come giudizio. Per fare questo costruisce una griglia selettiva basata su scelte di campo che verifica in ogni sua applicazione, che ha radici negli eventi della contemporaneità e ne ritrova corrispondenze antiche attraverso un procedimento comparativo. In questa griglia il rapporto tra storia, critica e progetto è strettissimo. È una griglia che nella sua originalità e complessità si confronta con quella dei grandi critici a lui contemporanei: G.C. Argan, C. L. Ragghianti, M. Marangoni, C. Brandi, S. Bettini, L. Mumford, G. K. König, R. Bonelli, F. Menna, L. Benevolo e prima con L. Venturi, le estetiche di B. Croce e F. Wickhoff.
    Qui ne cogliamo solo alcuni aspetti selezionati tra quelli più importanti.

    Abstract:

    Elements for the construction of architecture criticism
    by Marcello Pazzaglini

    For Bruno Zevi, criticism is assessment, judgement – a practice that requires a selective grid he derives from precise positions verified in every application and rooted in contemporary events that resonate with past occurrences through a process of comparison. History, criticism and design closely connect in such grid. In its originality and complexity, Zevi’s grid is comparable with those of his contemporaries – other great critics such as G.C. Argan, C. L. Ragghianti, M. Marangoni, C. Brandi, S. Bettini, L. Mumford, G. K. König, R. Bonelli, F. Menna, L. Benevolo and earlier L. Venturi, B. Croce’s Aesthetics and F. Wickhoff.
    We are going to explore just some of its aspects selected from his the most important ideas.

    Abstract:

    “SCRIVERE LA STORIA COL PUGNALE”
    di Giorgio Ciucci

    Il 15 novembre 1949, all’IUAV diretto da Giuseppe Samonà, Bruno Zevi pronuncia la sua prolusione dal titolo Franz Wickhoff e la poetica romana del continuum. L’intervento si conclude con la citazione di un passo di Francesco De Sanctis tratto dalla Storia della letteratura italiana nel quale lo storico irpino riassume in poche frasi il carattere di due storici fiorentini del Trecento, Dino Compagni e Giovanni Villani: «La Cronaca di Dino e le tre cronache de’ Villani comprendono il secolo. La prima narra la caduta de’ Bianchi, le altre raccontano il regno de’ Neri. Tra’ vinti erano Dino e Dante, tra’ vincitori i Villani. Questi raccontano con quieta indifferenza, come facessero un inventario; quelli scrivono la storia col pugnale. Chi si appaga della superficie, legga il Villani; ma chi vuol conoscere le passioni, i costumi, i caratteri, la vita interiore da cui escono i fatti, legga Dino».
    Bruno Zevi s’identifica col Dino Compagni che scrive della Firenze fra il 1280 e il 1312: anche Zevi “scrive la storia col pugnale”, prende partito, si schiera, si appassiona, entra nelle pieghe della storia e delle cronache. Quello che De Sanctis aggiunge per Dino ‒ «i fatti che racconta sono fatti suoi, parte della sua vita, e la sua Cronaca è lo specchio del tempo […] nella realtà della vita pubblica» ‒ è valido anche per Bruno.

    Abstract:

    “WRITING HISTORY WITH THE DAGGER”
    by Giorgio Ciucci

    On November 15, 1949, Bruno Zevi inaugurated the academic year at the Venice IUAV directed by Giuseppe Samonà with an introductory speech entitled Franz Wickhoff and the Roman poetics of the continuum. His speech ended with a passage from the Italian historian Francesco De Sanctis’ History of Italian Literature that resumed in just a few sentences the characters of Dino Compagni and Giovanni Villani, two fourteenth century historians born in Florence: «Dino’s Chronicle and Villani’s chronicles describe the fall of the White Guelfs, the latter narrate the reign of the Black Guelfs. Dino and Dante sided with the losers, Villani with the winners. The latter’s narrative is quietly indifferent, as though doing inventory; the former write history with the dagger. If you are happy with the surface, read Villani; if, instead, you want to know about the passions, habits, characters, the interior life that determine the facts, read Dino».
    The similarity between Bruno Zevi and Dino Compagni would seem all too obvious. Like Compagni, Zevi took sides, was passionate, and plunged in the folds of history and chronicles – he “wrote history with the dagger”. The words De Sanctis adds about Dino – «the facts he reports are his own facts, part of his own life, and his Chronicle mirrors his time […] in the reality of public life» – would apply to Bruno too.

    Abstract:

    BRUNO ZEVI E LA RIFORMA DEL BIENNIO DELLA FACOLTÀ DI ARCHITETTURA DI ROMA. 1964-1965
    di Piero Ostilio Rossi

    Nel maggio del 1964 “Casabella” pubblicò un numero monografico dal titolo Dibattito sulle Scuole di Architettura in Italia. Il dossier di Roma, (Agitazione, situazione, prospettive) era curato da Renato Nicolini, allora Segretario del Consiglio Studentesco di Facoltà (il parlamentino degli studenti), e sintetizzava la situazione conflittuale della Facoltà così come si era andata sviluppando nei mesi precedenti: illustrava i complessi rapporti tra studenti, professori e assistenti, soprattutto per il Corso di Composizione architettonica), esprimeva le loro esigenze di rinnovamento e lasciava trasparire alcune possibili linee di riforma degli studi.
    L’arrivo in Facoltà, nell’anno precedente, di Luigi Piccinato, Ludovico Quaroni e Bruno Zevi, aveva contribuito a consolidare l’idea di un nuovo ordine degli studi.

    Abstract:

    BRUNO ZEVI AND THE REFORM OF THE TWO-YEAR COURSE OF THE FACULTY OF ARCHITECTURE OF ROME. 1964-1965
    by Piero Ostilio Rossi

    In May 1964, the magazine “Casabella” devoted a monograph to the Debate on the Schools of Architecture in Italy. The report about Rome (Agitation, situation, perspectives), written by Renato Nicolini, at the time Secretary of the Faculty Student Council (the Parliament of students), reflected the conflictual situation that had been developing within the Faculty for several months. It illustrated the difficult relationships between students, professors and assistants, concerning particularly at the Architectural Design courses. Their requests expressed for a new course and hinted at suggestions for the reform of the study plan. The arrival of Luigi Piccinato, Ludovico Quaroni and Bruno Zevi the year before had further stoked the flames of a conflict that combined cultural and political issues.

    Abstract:

    LA CRITICA OPERATIVA COME MEDIAZIONE TRA STORIA E PROGETTO
    di Alessandra Muntoni

    Manfredo Tafuri ha messo in evidenza come Bruno Zevi, insieme a Jean-Paul Sartre e a Elio Vittorini, siano stati, intorno al 1945, «tra i più validi assertori in Europa, di un rilancio ideologico rivolto a colmare il salto tra impegno civile e azione culturale». Ma per Sartre l’impegno letterario è insieme politico-culturale; per Vittorini si era identificato prima con l’antifascismo, poi con l’inviolabilità della vita umana e quindi con il design inteso come ragione civile; per Zevi invece ha significato assorbire la critica – desunta dalla temperie del presente ‒ nella storia, indagando i percorsi e le motivazioni dei singoli architetti che erano riusciti a riattivare criticamente nei loro progetti un repertorio amplissimo di opere, di modelli urbanistici e di sistemi territoriali. La “critica operativa” nasce da qui.
    Di fatto, il concetto di “critica operativa” ‒ seppure in filigrana ‒ è presente in Zevi fin dai suoi primi libri e dalla sua prima esperienza di insegnamento allo IUAV. Esso si evolverà negli anni fino ai testi scritti negli anni Settanta, in particolare Il linguaggio moderno dell’architettura e negli anni Novanta con Paesaggistica e linguaggio grado zero dell’architettura.

    Abstract:

    OPERATIVE CRITICISM AS A MEDIATION BETWEEN HISTORY AND DESIGN
    by Alessandra Muntoni

    Manfredo Tafuri observed that, around 1945, Bruno Zevi was, along with Jean-Paul Sartre and Elio Vittorini, «among the champions, in Europe, of an ideological wave trying to fill the gap between civil commitment and cultural action». However, for Sartre, literary commitment had a political and cultural value; for Vittorini, commitment first coincided with antifascism, and later with the inviolability of human life and eventually with design conceived as civil responsibility. For Zevi, it meant incorporating criticism – as deduced from the present time ‒ into history by exploring the trajectories and reasons of the individual architects who had critically reactivated a very wide range of works, urban planning models and territorial systems within their own designs. It was the birth of “operative criticism”.
    In fact, a first outline of the concept of “operative criticism” had appeared even in Zevi’s early books and teaching experience at the IUAV. Later, Zevi explores the concept until the 1970s and 1990s in the writings: Modern language of architecture and Landscape and zero degree of architectural language.

    Abstract:

    PARLARE ARCHITETTURA o LA LINGUA ARCHITETTONICA o SAPER FARE ARCHITETTURA o COMUNICARE IN ARCHITETTURA o LINGUA ARCHITETTONICA E CRITICA OPERATIVA.
    Appunti di Bruno Zevi

    Nel 1971, ormai direttore dell’Istituto di Critica Operativa dell’Architettura di Roma, Bruno Zevi
    scrive un documento programmatico per una pubblicazione permanente a schede. Il documento inizia con questa frase:
    “Il motivo per cui il semplice annuncio della creazione di un ISTITUTO DI CRITICA OPERATIVA DELL’ARCHITETTURA ha suscitato vivo interesse nel mondo è facilmente spiegabile. La progettazione architettonica è in crisi ovunque, specie nei paesi in via di sviluppo. Un’iniziativa diretta a penetrarne i problemi scientificamente, con metodo storico, costituisce un atto di coraggio culturale, lungamente atteso. Inoltre, Roma è stata per secoli fonte di ispirazione e riferimento per gli architetti d’ogni continente. L’idea che vi si operi una verifica delle acquisizioni del movimento moderno e se ne indichino le possibilità di rilancio è accolta da un vasto consenso”.
    Il documento si chiude con un programma di 100 letture di edifici dell’architettura contemporanea dalla Casa Rossa di William Morris al Centro Pompidou di Renzo Piano e Richard Rogers, con 10 esempi di architettura moderna nell’ambiente storico.

    Abstract:

    SPEAKING ARCHITECTURE or ARCHITECTURAL LANGUAGE or KNOWING HOW TO MAKE ARCHITECTURE or COMMUNICATE IN ARCHITECTURE or ARCHITECTURAL LANGUAGE AND OPERATIONAL CRITICISM.
    Notes by Bruno Zevi

    In 1971, as director of the Institute of Operational Architecture Criticism of Rome, Bruno Zevi writes a programmatic document for a permanent tabbed publication. The document begins with this sentence:
    “The reason why the simple announcement of the creation of an ARCHITECTURAL OPERATIONAL CRITICAL INSTITUTE has aroused great interest in the world is easily explained. Architectural design is in crisis everywhere, especially in developing countries. An initiative aimed at penetrating its problems scientifically, with a historical method, constitutes an act of cultural courage, long awaited. Furthermore, Rome has been a source of inspiration and reference for architects from every continent for centuries. The idea that a check is carried out on the acquisitions of the modern movement and indicate its possibilities for recovery is welcomed by a broad consensus”.
    The document closes with a program of 100 readings of buildings of contemporary architecture from the Red House by William Morris to the Pompidou Center of Renzo Piano and Richard Rogers, with 10 examples of modern architecture in the historical environment.

    Abstract:

    UNA EREDITÀ VIVA DI BRUNO ZEVI: LA RIVOLUZIONE INFORMATICA IN ARCHITETTURA
    di Antonino Saggio

    La collana “La rivoluzione informatica in Architettura”, proposta da Saggio a Bruno Zevi per Testo & Immagine è il contributo più forte che il curatore della collana è riuscito a dare al dibattito internazionale sull’architettura. È stata pubblicata in cinque lingue e dal 1998 al 2015 ha prodotto 38 libri su una tematica nuova e necessaria. Ha catalizzato l’interesse dei lettori e accompagnato la crescita di una generazione di architetti che ormai da molti anni ha un ruolo di primo piano nel dibattito dell’architettura: da Patrick Schumacher a Makoto Sei Watanabe da Kas Oosterhuis a Ben van Berkel. Questi architetti insieme a studiosi e docenti come Gerhard Schmitt, Derrick de Kerckhove il compianto Kari Jormakka vi hanno scritto ed hanno, insieme ad un elevato numero di più giovani studiosi, per esempio Luca Galofaro, Alicia Imperiale, Antonello Marotta diffuso ad un vasto pubblico diversi aspetti della rivoluzione informatica.

    Abstract:

    A LIVING INHERITANCE OF BRUNO ZEVI: THE INFORMATION TECHNOLOGY REVOLUTION IN ARCHITECTURE
    by Antonino Saggio

    The series “The information technology revolution in Architecture” proposed by Saggio to Bruno Zevi for Testo & Immagine is the strongest contribution that the curator of the series managed to give to the international architecture debate. It was published in five languages and from 1998 to 2015 produced 38 books on a new and necessary topic. It has attracted the interest of readers and accompanied the growth of a generation of architects that for many years now has played a leading role in the architecture debate: from Patrick Schumacher to Makoto Sei Watanabe from Kas Oosterhuis to Ben van Berkel. These architects, along with scholars and professors such as Gerhard Schmitt, Derrick de Kerckhove and the late Kari Jormakka have written to you and have, together with a large number of younger scholars, for example Luca Galofaro, Alicia Imperiale, Antonello Marotta, spread to a diverse audience aspects of the information revolution.

    Abstract:

    ZEVI, EBRAISMO E ARCHITETTURA
    di Rosalba Belibani

    In occasione del centenario della nascita di Bruno Zevi, è stato ristampato il suo libro Ebraismo e architettura con una bella introduzione di Manuel Orazi. Zevi aveva trattato l’ebraismo in molti convegni e conferenze, articoli, ma solo dopo il 1993 raccoglie il suo pensiero sulla questione in questo piccolo libro. Ma già nel suo Pretesti di critica architettonica (1983), nel capitolo dal titolo Ebraismo e concezione spazio-temporale dell’arte, aveva anticipato a grandi linee la sua posizione. Ada Treves in Pagine ebraiche (2018), ipotizza alcune cause: una possibile reticenza, una difficoltà del suo “essere nella diaspora”, oppure una scelta eterodossa di posizione crociana “necessaria ai sopravvissuti”. Il motivo, però, potrebbe essere più impegnativo e doloroso, respingendo ogni dogma e negando che l’ebraismo, rispetto alla storia, riassuma in sé la concezione del tempo.

    Abstract:

    ZEVI, HEBRAISM AND ARCHITECTURE
    by Rosalba Belibani

    On the centenary of Bruno Zevi’s birth, the publisher Giuntina luckily reprinted his book Ebraismo e Architettura in its Le perline series with a beautiful introduction by Manuel Orazi. Although Zevi had written about Hebraism in several introductions, speeches and lectures, it was only after 1993 that he would finally condense his thought about the subject in this small book. Earlier he had written about Hebraism and space-time concept of art, a chapter of Pretesti di critica architettonica (Einaudi, Turin 1983) that broadly sums up and anticipates his position. In Pagine Ebraiche (2018), Ada Treves suggests some reasons why Zevi might have delayed the definition of his own identity, and not his religious belief. Perhaps a reticence because «whereof one cannot speak, thereof one must be silent» (Wittgenstein) or a difficulty he felt in «being in the Diaspora». Or maybe an unorthodox position inspired by Croce «necessary to survivors» based on which blending in with others means preventing a possible future separation, the pretext for past persecutions and the fear of a future antisemitism, something he foresaw with a certain clarity.
    This issue offers other reason might be more delicate and challenging, as well as more painful.

    Abstract:

    RICORDI DAL LAGO DI COMO
    di Franco Purini

    Come per gran parte degli studenti della generazione iscritta alla Facoltà di Architettura all’inizio degli Anni Sessanta alcuni libri di Bruno Zevi ‒ Storia dell’architettura moderna, Saper vedere l’architettura, Verso un’architettura organica – furono alla base della mia formazione. Quando nel 1963 egli tornò a Roma dopo i suoi anni allo IUAV (Istituto Universitario di Venezia), le sue lezioni mi introdussero ancora di più nello straordinario mondo che le sue pagine mi avevano rivelato. Un mondo avventuroso, nel quale l’architetto era chiamato a sfide continue, soprattutto con sé stesso, consistenti nel superare volta per volta il fissarsi del proprio linguaggio in forme che potevano divenire statiche e convenzionali. Nel 1968 uscì un numero molto importante di Architettura. Cronache e Storia, dedicato a Giuseppe Terragni, al quale seguì, nello stesso anno, un Convegno a Como. A venticinque anni dalla sua scomparsa, una riflessione sull’autore della Casa del Fascio doveva reinserire la sua opera, ancora sospesa in una sorta di limbo nel dibattito di allora, innescando riflessioni internazionali, come quelle di Peter Eisenman, rivelandone la formidabile attualità. L’articolo propone ulteriori ragionamenti relazionati alla propria esperienza progettuale.

    Abstract:

    MEMORIES FROM LAKE COMO
    by Franco Purini

    Being part of the generation that studied at the Faculty of Architecture in the early 1960s, Bruno Zevi’s books ‒ Storia dell’architettura moderna, Saper vedere l’architettura, Verso un’architettura organica – were the pillars of my education. When, in 1963, Zevi returned to Rome after a few years at the IUAV, his lessons guided me further into the extraordinary world I had glimpsed in his books. An adventurous world where architects had to face constant challenges, most of all with themselves, in order to avert the freezing of their own language into static and conventional forms. In 1968, his magazine, Architettura. Cronache e Storia, published a very important monographic issue about Giuseppe Terragni, followed by a Conference held in Como later that year. It was a meditation about the designer of the Casa del Fascio that, twenty-five years after his death, tried to reframe his work. As Peter Eisenman’s analysis would prove within a few years, Terragni’s work might provide an inspiration that has remained as topical as ever over time. The issue offers further arguments in relationship with the idea of architecture of the autor.

    Abstract:

    ZEVI E BOTTONI: L’ULTIMO ATTO DI UNA LUNGA AMICIZIA
    di Giancarlo Consonni, Graziella Tonon

    Appena dopo la morte, avvenuta il 9 aprile 1973, Zevi rende un duplice omaggio a Piero Bottoni: su “L’Espresso” ne traccia un ritratto incisivo; su “L’architettura, cronache e storia” gli dà idealmente la parola sulla sua ultima opera, “Diritto al cielo” (1973). Nel ritratto la chiave è offerta da un paio di intuizioni felici di Edoardo Persico: da un lato, l’operare in Bottoni di «motivi essenzialmente lirici» che sanno farsi «motivo musicale»; dall’altro, la propensione a fare dello spazio la materia prima dell’architettura, «gradu[ando] i pieni e i vuoti secondo un motivo interiore». Avendo Persico come ‘duca’, Zevi può individuare il principale filo rosso che tiene insieme l’intera opera dell’architetto milanese. L’articolo prende in esame alcune opere che offrono una particolare sintonia tra le idee di Zevi e quelle di Bottoni.

    Abstract:

    ZEVI AND BOTTONI: THE EPILOGUE OF A LONG FRIENDSHIP
    by Giancarlo Consonni, Graziella Tonon

    Shortly after his death, on April 9, 1973, Zevi paid a double tribute to Pietro Bottoni with an incisive portrait for “L’Espresso” and an essay for “L’architettura, cronache e storia” where he ideally had him explain his last work, “Diritto al cielo” [“Right to the Sky”] (1973). In the portrait, the key is provided by a couple of happy insights by Edoardo Persico – on one side, the presence of «essentially lyric motives» in Bottoni’s work that become a «leitmotif»; on the other side, the inclination to use space as the raw material for architecture, «by modulating solids and voids according to an interior motivation» . By choosing Persico as his ‘guide’, Zevi could retrace the main red thread that runs through the entire work of the Milan-based architect. The issue offers the evaluation of works by Piero Bottoni strongly sympathetic with Zevi’s mentality.

    Abstract:

    ANDRÉ WOGENSCKY VISTO DA BRUNO ZEVI
    di Nicoletta Trasi

    A distanza di pochi anni, Bruno Zevi pubblica due progetti di André Wogenscky nella storica rubrica su “L’Espresso”: il primo articolo risale al 1968 ed il secondo al 1973. Zevi decide di portare a conoscenza del pubblico italiano queste due opere molto note in Francia ma molto meno nel nostro Paese, e c’è da chiedersi come mai, nella vastissima produzione di Wogenscky di quegli anni, Zevi sceglie proprio queste due architetture. Leggendo i due articoli, da un lato si coglie con chiarezza una grande stima nei confronti di Wogenscky, «forse il migliore collaboratore di Le Corbusier» dice Zevi; e dall’altro fa emergere in più punti quel grande limite dovuto al perenne confronto col suo maestro Corbu. I due progetti vengono trattati proprio secondo queste chiavi di lettura. Il saggio, in base ad una approfondita ricerca d’archivio, rilegge l’attualità di queste due opere.

    Abstract:

    ANDRÉ WOGENSCKY SEEN BY BRUNO ZEVI
    by Nicoletta Trasi

    Within a few years, Bruno Zevi reviewed two designs by André Wogenscky – in 1968 and in 1973 – in his celebrated column for “L’Espresso”. Although very well known in France, they were less so in our country, and one wonders why Zevi selected precisely these two works in Wogenscky’s large production of the time and brought them to the attention of the Italian public. The two articles clearly convey Zevi’s high esteem for Wogenscky that he considered as «perhaps Le Corbusier’s best collaborator» and how such constant comparison with the master weighs on his assessment. The interpretation of the two designs results precisely from these perspectives. The essay, based on an in-depth archive research, discusses the relevance and the actuality of these two works. of these two works.

    Abstract:

    LUIGI MORETTI, UNO DEGLI “ARCHITETTI DI ZEVI”
    di Roberta Lucente

    Il controverso rapporto tra Bruno Zevi e Luigi Moretti è evidente in alcuni degli scritti del critico sull’architetto: Ambizione contro ingegno. Luigi Moretti double face; D’Annunzio gli è rimasto nel compasso. La morte di Luigi Moretti. Quest’ultimo è il titolo del necrologio firmato da Zevi nel luglio 1973, poi significativamente convertito, nelle Cronache di architettura, in Computer inceppato dal dannunzianesimo, a ulteriore conferma di una posizione del suo autore mai modificata, nel bene come nel male e nonostante «una profonda stima nelle sue possibilità». Oggi, però, a distanza di quasi cinquant’anni Moretti compare tra “Gli architetti di Zevi”, nella mostra del MAXXI così intitolata. Probabilmente i curatori hanno avvertito la necessità di rimediare a uno strappo che a più di un cultore di questi due protagonisti del Novecento deve essere sembrato un’occasione mancata.
    Oggi Luigi Moretti sarebbe orgoglioso di figurare, infine, tra “Gli architetti di Zevi”, come il saggio dimostra efficacemente.

    Abstract:

    LUIGI MORETTI, ONE OF “ZEVI’S ARCHITECTS”
    by ROBERTA LUCENTE

    The controversial nature of the relationship between Bruno Zevi and Luigi Moretti clearly emerges from the titles of some of the texts the critic wrote about the architect – Ambition versus Ingenuity. Luigi Moretti double face; D’Annunzio was stuck in his dividers. The death of Luigi Moretti. The latter is the original title of the vibrant obituary Zevi wrote in July 1973, later interestingly transformed into Computer jammed by a “Dannuntian” spirit, when the text appeared in Cronache di architettura, as a further confirmation of the fact that the author never changed his position, for better or worse, despite «a deep esteem in his possibilities». Now, almost fifty years later, Moretti appears as one of “Zevi’s architects” in the exhibition at the MAXXI for the celebration of the Centenary of his birth. Probably the curators felt it was time to mend a breach that more than one supporter of these two giants of the twentieth century must have considered as a missed opportunity.
    Luigi Moretti wrote to his beloved opponent certify he would have been proud of being, finally, one of “Zevi’s architects”. This issue demonstrates the correctness of this desire.

    Abstract:

    ZEVI E PELLEGRIN: UNA STORIA COMUNE
    di Maurizio Petrangeli

    Una recente mostra al MAXXI di Roma ha illustrato la figura di Zevi attraverso le opere degli architetti che, nel tempo, ha promosso; un’incessante attività che si è espressa con l’invito e il sostegno nei concorsi, la pubblicazione delle opere su “L’architettura, cronache e storia”, la diffusione delle ricerche e dei risultati di ciascuno in incontri, conferenze, dibattiti. Architetture e architetti che hanno contribuito a costruire l’esito formale più diretto delle sette invarianti zeviane.
    Tra essi risalta Luigi Pellegrin, geniale protagonista del secondo Novecento che, a tutt’oggi, è ancora misconosciuto se non dichiaratamente osteggiato dalla cultura architettonica italiana. Tra i due ‒ Zevi e Pellegrin ‒ vi è sempre stato un rapporto di stima e di reciproco rispetto, anche se a volte aspro e polemico per il non facile temperamento di entrambi. Illustrando l’Ufficio postale di Saronno, il complesso scolastico di Pisa, alcuni concorsi e progetti utopistici, il saggio approfondisce la profonda intesa tra i due.

    Abstract:

    ZEVI AND PELLEGRIN: A SHARED HISTORY
    by Maurizio Petrangeli

    A recent exhibition at the MAXXI in Rome illustrated Zevi’s figure through the works of the architects he promoted over time – a relentless activity he developed by inviting them to competitions and supporting their work, by featuring their works in “L’architettura, cronache e storia”, and by illustrating their research and achievements in meetings, conferences, debates. Those architectures and architects helped define the most straightforward formal achievement of Zevi’s seven invariants. Luigi Pellegrin, a brilliant protagonist of the second half of the twentieth century who is still unrecognized if not downright shunned by Italian architectural culture, was a remarkable member of that group. Zevi and Pellegrin always shared a relationship of mutual esteem and respect, even with occasional bouts of virulent polemic due to the difficult temperament of both men. Throw the illustration of the Postal office in Saronno, the scholastic complex in Pisa, some international competitions and utopian Projects by Pellegri, the issue explicates the deep tuning between this two protagonists.

    Abstract:

    BRUNO ZEVI E NOI DEL GRUPPO METAMORPH (GABRIELE DE GIORGI, ALESSANDRA MUNTONI, MARCELLO PAZZAGLINI)
    di Gabriele De Giorgi

    Tra Zevi e noi Metamorph (inizialmente, fino al 1974, composto anche da Paolo Angeletti, Cina Conforto, Gaia Remiddi) c’era un’intesa culturale improntata soprattutto al rinnovamento dei linguaggi, della ricerca spaziale e della comunicazione dell’architettura. Perseguivamo questo obiettivo attraverso la spregiudicatezza dei riferimenti alle avanguardie e alla cultura delle metamorfosi. In nova fert animus mutatas dicere formas (Ovidio): iniziavamo con questa citazione il primo numero della nostra rivista “Metamorfosi, quaderni di architettura” (1985). Zevi è stato relatore delle nostre tre Tesi di Laurea che ora fanno parte delle collezioni permanenti del Centro Pompidou di Parigi e del Frac di Orleans insieme ad altri progetti del gruppo. Il sostegno di Zevi si è dimostrato determinante, in particolare per la pubblicazione su “L’architettura cronache e storia” e su “L’Espresso” della nostra opera per l’Istituto di Neuropsichiatria Infantile a Roma.

    Abstract:

    BRUNO ZEVI AND THE METAMORPH GROUP (GABRIELE DE GIORGI, ALESSANDRA MUNTONI, MARCELLO PAZZAGLINI).
    by Gabriele De Giorgi

    Our group (that also included Paolo Angeletti, Cina Conforto, and Gaia Remiddi until 1974) shared with Zevi a cultural approach mainly based on the renewal of languages, spatial research and the communication of architecture, a goal we pursued through an unconventional reliance on the avant-gardes and the culture of metamorphosis. A quotation from Ovid’s Metamorphoses, “In nova fert animus mutatas dicere formas” (My mind inclines me to speak of bodies changed into new forms) opened the inaugural issue (1985) of our magazine, “Metamorfosi, quaderni di architettura”. A quotation from Ovid’s Metamorphoses, “In nova fert animus mutatas dicere formas” (My mind inclines me to speak of bodies changed into new forms) opened the inaugural issue (1985) of our magazine, “Metamorfosi, quaderni di architettura”. Zevi supervised our dissertations (1966-67), which are now part of the permanent collections of the Centre Pompidou in Paris and the FRAC in Orleans along with other projects developed by the group. Zevi’s support has proved to be decisive, publishing our work for the Institute of Child Neuropsychiatry in Rom on “L’architettura, cronache e storia” and on “L’Espresso”

    Metamorfosi - Quaderni di Architettura - test composizione abstractgianfranco